Premi Hystrio: i vincitori

Si è conclusa domenica 22 settembre, al Teatro Elfo Puccini di Milano, la terza edizione di Hystrio Festival, progetto interamente dedicato alla scena italiana under 35. Il programma, frutto di un lavoro di ricerca, visione, incontro che coinvolge la direzione, la redazione e i collaboratori di Hystrio, ha presentato spettacoli indipendenti, non prodotti da Teatri Nazionali, Tric e Stabili ed esclude studi, anteprime, opere in progress.

L’edizione di quest’anno si è ampliata sia nella durata sia per gli spettacoli presentati: 6 giorni, 10 spettacoli, 6 letture sceniche in collaborazione con Situazione Drammatica/Progetto Il copione, guidata da Tindaro Granata, presente fin dalla prima edizione.

Nel corso della serata finale, presentata da Alessandro Lussiana e Valeria Perdonò, sono stati assegnati i Premi Hystrio, giunti alla XXXIII edizione, selezionati dalla giuria composta dai collaboratori, dai redattori e dalla direttrice della rivista Hystrio, Claudia Cannella. Tra i più rilevanti premi del panorama teatrale italiano, il Premio Hystrio si articola in differenti sezioni dedicate ai diversi ambiti e talenti della scena, dalla regia all’interpretazione, dalla drammaturgia alla progettualità, dalle compagnie emergenti a quelle che valorizzano il linguaggio del corpo.

Di seguito le motivazioni dei premi.

Il Premio Hystrio all’Interpretazione 2024 a Carmine Maringola. Architetto, attore e scenografo, Carmine Maringola ha mosso i primi passi della sua carriera artistica a Napoli, durante gli studi universitari, fin da subito affiancati dall’assidua e appassionata frequentazione dei teatri cittadini. È così che si trova a far parte del nucleo napoletano del Living Theatre assimilandone il portato eversivo. Conclusi gli studi universitari, definisce sempre più compiutamente la sua formazione artistica durante un proficuo periodo trascorso a New York dove coltiva ulteriormente l’interesse nei confronti delle possibilità espressive del corpo e dei suoi rapporti con lo spazio. Tornato in Italia, alla professione di attore affianca lo studio della “macchina scenica”, conquistando esperienza pratica, manualità e artigianalità della scenotecnica per combinarla con la cognizione dello spazio propria dell’architetto. Nel 2005 incontra Emma Dante e il suo teatro, un incontro grazie al quale ha modo di valorizzare ulteriormente le già spiccate qualità attoriali e creative: da Cani di bancata (2006) a Le pulle (2009), da Acquasanta (2010) a Operetta burlesca (2015), da Bestie di scena (2017) fino a La scortecata (2017), Pupo di zucchero (2021) e il recentissimo Re Chicchinella (2024) è un continuo crescendo in termini di padronanza delle proprie capacità fisiche e dei più diversi registri espressivi ed emotivi.

Premio Hystrio alla Regia 2024 a Carmelo Rifici C’è un respiro intellettuale che segna con sempre maggiore forza il teatro di Carmelo Rifici. Una curiosità inquieta, che sfida la scena a ripensare la propria matrice tradizionale, senza tradirla. Una cornice progettuale da cui emerge un tratto autoriale raffinato e di ampio studio. Cresciuto parallelamente a un solido profilo curatoriale, che lo ha portato alla direzione del Lac di Lugano e della Scuola del Piccolo Teatro. Ma il Premio Hystrio a Carmelo Rifici vuole soprattutto sottolinearne il valore registico e la visione artistica. Che, a fianco di lavori dedicati alla lirica, nella prosa si è concretizzato in titoli molto amati nell’ultimo decennio teatrale: dal Gabbiano all’Ifigenia, liberata; da Macbeth, le cose nascoste all’ottimo Le relazioni pericolose; da Processo Galileo a De Gasperi: l’Europa brucia, fino al divertito La pulce nell’orecchio da Feydeau. Senza contare il progetto Lingua Madre ideato con Paola Tripoli, fra le proposte più intelligenti nate durante il periodo pandemico. Sguardi creativi con i piedi piantati nella contemporaneità. Ma con il pensiero che si muove in scaffali di librerie ramificate in strenuo confronto con l’inconscio, l’orizzonte teorico lacaniano, il secondo Novecento francese. Il tutto dentro immaginari segnati spesso da una bellezza geometrica, dove sono gli spigoli ad accogliere la riflessione sul linguaggio. Per non accontentarsi della prima risposta, preziosa irrequietezza di un teatro fondato sull’eleganza e la dialettica intellettuale.

Napoletana, con alle spalle studi di chimica, Linda Dalisi si è avvicinata al teatro intorno ai trent’anni. Della scrittura per la scena si appropria sul campo, con Leo de Berardinis prima e poi con Antonio Latella (da [H] L_DOPA a La locandiera): due incontri fondamentali per approfondire il processo creativo che conduce alla messinscena. Ma nel suo bagaglio c’è anche tanto altro: le collaborazioni come aiuto regista di Renato Carpentieri, Pierpaolo Sepe, Monica Nappo, e la conduzione di laboratori di teatro interculturale per attori non professionisti provenienti da vari paesi del mondo (Compagnia di K.). Esperienze che hanno contribuito a dare forza e originalità alla sua scrittura che, oltre a esprimersi in adattamenti e in pièce originali, si fa apprezzare anche in diversi saggi tra i quali ricordiamo almeno Messa in scena della mafia: Cani di bancata, il metodo maieutico di Emma Dante e Dramagia – Edward Albee e il mestiere del dramaturg. Tra le sue regie/drammaturgie si segnalano Misfit like a clown, Mentre d’intorno infuria il mondo, Il silenzio della ragione da Anna Maria Ortese e Bee riot. Nell’ultimo anno ben tre i lavori con sua drammaturgia: Urania, La Ferocia, dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia con regia di VicoQuartoMazzini, e Il grande vuoto per la regia di Fabiana Iacozzilli. A Linda Dalisi, va il Premio Hystrio alla drammaturgia per la scrittura autorale di chi sa mettersi in ascolto e al servizio dei progetti, dei compagni di viaggio, del teatro.

Il Premio Hystrio Altre Muse va a Fuori Luogo, progetto a cura di Gli Scarti ETS, Balletto Civile, APS Fuori Luogo, Scenamadre, con la direzione artistica di Andrea Cerri, Renato Bandoli e Michela Lucenti. Giunto quest’anno alla XIII edizione, è un contenitore di progetti speciali oltre che un cartellone di spettacoli capace di creare un pubblico vivace e un’intensa attività di produzione, residenza e progettazione di eventi culturali, al Centro “Dialma Ruggiero” a Fossitermi, quartiere periferico di La Spezia, per estendersi poi al centro cittadino e ad altri comuni della Liguria. Ideato, promosso e realizzato da una piccola, ma agguerrita realtà eterogenea e defilata, ha saputo, con semplicità e concretezza, rimettere al centro l’artista e l’atto creativo, instaurando uno stretto rapporto di fiducia tra le comunità locali e la scena nazionale. Essere e sentirsi Fuori Luogo non risponde solo a un dato geografico-culturale, ma soprattutto a un agire programmatico, poetico e politico, volto a rivendicare un teatro “popolare”, un teatro come “servizio pubblico”, un teatro come “festa”, con l’intento di allargare sempre di più la comunità di spettatori e artisti, investendo su percorsi artistici rivolti anche a fasce sociali particolari, come ragazzi con disabilità, detenuti e studenti delle scuole superiori. Con un linguaggio riconoscibile e mai ripiegato su se stesso, Fuori Luogo è uno sguardo sempre aperto sul mondo, con una grande attitudine al confronto, allo scambio e alla contaminazione.

Putéca Celidònia nasce durante il triennio alla Scuola per Attori e Registi del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, allora diretta da Luca De Filippo. Saremo una compagnia, si dicono. Trovano casa in via Montesilvano 23, rione Sanità, in un basso tolto alla camorra: la polvere, la calce, i detriti, attorno la diffidenza o il silenzio. E nel frattempo il primo spettacolo. Ci lavorano due anni e, nel luglio 2020, al Napoli Teatro Festival, va in scena Dall’altra parte. 2+2=?. Così viene al mondo Putéca Celidònia. E da allora Putéca matura, insiste e realizza i corsi di teatro, scenografia e sartoria alla Sanità, il laboratorio a Portici, l’esperienza pluriennale coi ragazzi del carcere minorile di Nisida; i progetti multidisciplinari (Segui la voce, DaD – Dimenticati a Distanza, Le voci di dentro) e una teatrografia che passa da Shakespeare (Alla festa di Romeo e Giulietta) e arriva a Felicissima Jurnata, che sembra Giorni felici alla napoletana e invece è una parabola sul bisogno che abbiamo di continuare a illuderci, cantare e sperare. E dunque: per aver messo radici in una parte di Napoli in cui quasi nessuno poggerebbe mai piede, per essersi presi cura di chi è più piccolo, dimenticato o più fragile, per aver trasformato un balcone in un palco, per averci fatto sentire cosa racconta una voce reclusa e come si entra in un vicolo se veniamo guidati dal sonoro di una bambina, per la qualità dei loro spettacoli e il rigore professionale che li caratterizza, il Premio Hystrio-Iceberg va a Putéca Celidònia.

Premio Hystrio-Corpo a Corpo 2024 a Marco D’Agostin Danzatore, coreografo, attore, regista, drammaturgo: nessuna definizione può racchiudere il talento plurimo e curioso di Marco D’Agostin. Trentasettenne, nato nel Veneto profondo, vanta una formazione internazionale, con maestri quali Yasmeen Godder, Nigel Charnock, Emio Greco, dai quali ha imparato tanto il rigore quanto il desiderio/necessità di mettere in discussione stilemi e temi della danza contemporanea, affinché essa possa riempirsi di senso e, allo stesso tempo, innescare la partecipazione del pubblico. A partire da questa convinzione, fatta propria con l’aggiunta di ironia e autoironia, D’Agostin ha affiancato, all’impegno di interprete (per esempio con Alessandro Sciarroni), la creazione di opere originali, costruite a partire da un archivio personale, intimo, di sogni e fallimenti, azioni mancate o esperienze impreviste. Creazioni subito apprezzate, in Italia e all’estero, come First Love, in cui ripercorre la propria giovanile passione per lo sci di fondo, combinando ironia e nostalgia, danza solo all’apparenza minimale e recitazione. Memoria personale, nostalgia e ironia ritornano in lavori come Best Regards, ma anche nel più recente Gli anni, creato per Marta Ciappina. Storia individuale, movimenti mai enfatici, una drammaturgia ben riconoscibile e un’esplicita volontà di stimolare empatia negli spettatori sono le qualità dell’originale vocabolario artistico che da circa quindici anni D’Agostin sta compilando, con generosità e passione per l’umano, in ogni sua espressione.

Allo spettacolo Natale in Casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris va il Premio Hystrio Twister, assegnato dal pubblico mediante un sondaggio online in una rosa di 10 titoli di spettacoli selezionati dalla redazione e dai collaboratori di Hystrio. Ecco alcuni dei commenti degli spettatori, letti durante la premiazione: «Dare un’anima ai burattini e vederli muovere, vederli parlare con la sola voce di Saccoia mi ha incantato, ipnotizzato, come se avessi visto per la prima volta Natale in casa Cupiello e scoprissi, per la prima volta, le dinamiche dei personaggi». Delia Caterina. «Uno spettacolo emozionante che riprende un classico con una teatralità differente. Luca Saccoia è di una versatilità grandiosa, la realizzazione e la messa in scena sono a dir poco geniali. Spettacolo eccezionale». Gaia. «Cura di ogni dettaglio, incrocio di diversi linguaggi, semplicità come punto di arrivo, vero artigianato, fatica e perseveranza… e alla fine tutto questo si vede, cattura e dà senso al teatro». Frida

Completano il palmares i vincitori del Premio Hystrio Scritture di Scena per drammaturghi under 35, (quest’anno andato a Matthieu Pastore con il testo Tragédie Coréenne ovvero L’Amour à la Française, segnalati Pelle di Chiara Arrigoni, che conquista anche la segnalazione In Scena!, Un ratto di Alberto Fumagalli, Il pianeta gigante di Luca Cardetta – segnalazione Fabulamundi Beyond Borders, Sesso di Alessandro Paschitto – segnalazione Romaeuropa per Situazione Drammatica) e del Premio Hystrio alla Vocazione per attori under 30, esito del percorso di selezione che prevede una prima fase di audizioni a Roma e a Milano, che quest’anno ha contato 300 iscritti, e una finale svoltasi nell’ambito di Hystrio Festival, dal 20 al 22 settembre. In questa sede la giuria – composta da Fabrizio Caleffi, Claudia Cannella, Monica Conti, Veronica Cruciani, Liv Ferracchiati, Andrea Paolucci, Mario Perrotta, Roberto Rustioni, Gilberto Santini, Serena Sinigaglia e Walter Zambaldi – ha deciso di assegnare il Premio Hystrio alla Vocazione 2024 a Giada Francesca Ciabini e Alessandra Curia e il Premio Ugo Ronfani, destinato ai più giovani partecipanti al Premio alla Vocazione con un percorso formativo ancora da concludere a Anna Cipriani. Giada Francesca Ciabini, fiorentina, diplomata alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, mette la sua presenza scenica magnetica al servizio di Euripide, Shakespeare e Lagarce, dando vita a prove d’attrice di grande intensità nella gestione del corpo, dello spazio e della temperatura emotiva. Alessandra Curia, ventitreenne cosentina, diplomata all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, risulta già autorevole e dai molteplici registri interpretativi, passando con disinvoltura sai toni tragici o tragicomici di Tarantino, Binazzi e Koltès all’ironia virtuosistica della canzone The girl in 14 G.

Dal 2015 Hystrio ha istituito il Premio Ugo Ronfani per un talento ancora in formazione attribuito quest’anno a Anna Cipriani. Toscana, formatasi a Roma, ha convinto la giuria per intelligenza e sensibilità nell’affrontare con matura consapevolezza, a soli 21 anni, il mondo contemporaneo di Wesker e Berkoff per arrivare a Porzia dello shakespeariano Mercante di Venezia.

Accanto ai vincitori, la giuria ha ritenuto opportuno segnalare: Cristian Zandonella, altoatesino, diplomato alla Paolo Grassi di Milano, interprete inquieto e anticonvenzionale nel costruire personaggi allo stesso tempo tragici e poetici da testi di Euripide, Berkoff e Razumovskaja.

Sono Chiara Ferrara e Giacomo Ferraù, infine, i vincitori del Premio Mariangela Melato per giovani attori, ospitato dal 2015 all’interno della giornata finale del Premio Hystrio.

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