“Nadia mi diceva sempre: mamma, per me il dolore più grande è andarmene e lasciare te, ma io ti sarò sempre vicina, e tu non perdere tempo, perché la vita è sacra, è unica, è un dono bellissimo”. Si intitola “Non perder tempo a piangere” (Solferino) il nuovo libro di Margherita Toffa, scritto con il giornalista Mauro Valentini. Pagine intime e personalissime, ricche di vita, di amore e di speranza, che entrano dritte nel cuore di una storia che ha coinvolto ed emozionato il Paese intero.
Il 13 agosto 2019 Nadia Toffa ci ha lasciato e per tre giorni tantissime persone si sono recate a Brescia, la sua città, per darle l’ultimo saluto, perchè per tutti non era solo una brava giornalista e conduttrice ma era un’amica.
Da venti mesi Nadia stava affrontando il cancro e si raccontava con una grande forza, con autenticità e profondità. In quel periodo aveva scelto di vivere 24 ore su 24 con la mamma Margherita che per la prima volta ha deciso di parlare di quei venti mesi e, seguendo il filo dei suoi ricordi, di farci attraversare con lei la straordinaria storia di una figlia e di una persona speciale che con le sue inchieste e non solo ha dato tanto agli altri. E che continua a vivere grazie all’amore e alla perseveranza di Margherita, della sua famiglia e della Fondazione Nadia Toffa, da lei voluta, per aiutare chi soffre e per essere vicino alle persone più deboli e indifese.
Sul sito della Fondazione, che sta portando avanti molti progetti, tra i quali un’importante iniziativa che si terrà in Basilicata a marzo, è possibile trovare originali idee solidali, a cominciare dal libro “Non perder tempo a piangere”, perfette per un regalo di Natale.

Margherita, com’è nata l’idea di scrivere il libro “Non perder tempo a piangere” con Mauro Valentini?
“È successa una cosa strana, ma nulla avviene mai per caso. Mauro Valentini ha vinto il Premio Letterario Giornalistico Nadia Toffa in Sicilia ed è andato a ritirarlo. Lui conosceva Nadia, la apprezzava tanto, così mi ha chiamato dicendo che avrebbe avuto piacere di donarmi il premio e di conoscermi. Io gli ho risposto che era giusto che tenesse lui il riconoscimento e che ci saremmo potuti vedere a Brescia. Mauro, che abita a Roma, è venuto al Nord per un’intervista, aveva delle ore libere, così ci siamo incontrati in stazione a Brescia, abbiamo bevuto insieme un caffè e cominciato a parlare di Nadia. Ad un certo punto mi ha proposto di scrivere un libro perché gli stavo raccontando tante cose di mia figlia senza neanche conoscerlo. Così in tre mesi è nato “Non perder tempo a piangere” e tutto il ricavato delle vendite sarà devoluto alla Fondazione“.
E’ un libro ricco di speranza, di vita. Già nel titolo, “Non perder tempo a piangere”, una frase che Nadia le ha ripetuto spesso, è racchiuso un concetto prezioso, non perdere tempo, vivere al massimo ogni istante…
“Nadia mi diceva sempre “mamma, per me il dolore più grande è andarmene e lasciare te, ma io ti sarò sempre vicina, e tu non perdere tempo, perché la vita è sacra, è unica, è un dono bellissimo, io la amo tantissimo. Ti lascerò tante cose da fare, magari le faremo insieme se avrò la fortuna di ricevere un miracolo, altrimenti devi continuarle tu”. Mi ha lasciato i testi dei libri che ho pubblicato, e ce ne sono anche altri, mi ha chiesto di creare una fondazione, di donare fondi a chi fa ricerca sul cancro in senso lato, non solo su quello al cervello, di pensare anche agli ultimi e a quelli che non hanno voce. Così abbiamo creato la Fondazione Nadia Toffa Onlus, a cui è possibile donare il 5×1000, e grazie alla generosità dei donatori abbiamo realizzato tanti progetti. Nadia mi ha preparato al dopo, mi ha dato coraggio, fiducia. La mattina metto la sua foto sul mio cuore e le parlo, la sento dentro di me, nella testa, sento che mi coccola, ed è una sensazione bellissima. Inoltre vedere e percepire il calore e l’affetto di tutte le persone che incontriamo in giro per l’Italia dà a me e a mio marito Maurizio tanta serenità, e di conseguenza anche alle mie figlie Mara e Silvia, ai miei nipoti, che in futuro dovranno portare avanti il lavoro della Fondazione”.
La creazione della Fondazione Nadia Toffa vi ha permesso di affrontare questo immane dolore e non chiudervi in casa, non chiudervi in voi stessi…
“All’inizio non è stato per niente semplice, il pericolo era andare in depressione, però per fortuna abbiamo altre due figlie e tre nipoti, l’ultima dei quali, Alba Nadia Maria, è nata sette mesi dopo che è mancata Nadia, e questo è stata la nostra salvezza. Naturalmente il dolore rimarrà sempre tale, ma non lo voglio neanche dimenticare, perchè Nadia è dentro di me. All’inizio però è come se ti strappassero il cuore, è una cosa devastante. Con quello che lei mi ha insegnato, con la preghiera, con la fede, ce l’abbiamo fatta e anche l’impegno con la Fondazione e i vari incontri in giro per l’Italia ci sono stati di aiuto”.

Tornando al libro, è diviso in due parti, nella prima racconta la sua storia, parla della sua famiglia di origine, dell’incontro con Maurizio, che poi è diventato suo marito, del fatto che ha dovuto inizialmente rinunciare all’università che ha ripreso in un secondo momento….
“Ho raccontato la mia storia, quella di una ragazza semplice, cresciuta in un paesino di 500 anime. Avrei voluto insegnare ai bambini perché mi piaceva tantissimo, ma poi ho vinto un concorso alle poste, e siccome ero vicinissima a casa e potevo così star vicino alle mie bambine, ho accettato quel lavoro. Ho avuto la fortuna di poter andare in pensione con i 25 anni di contribuzione e quindi vedere crescere le mie tre figlie, aiutarle nei momenti più difficili”.
Nel libro racconta anche un altro grande dolore che ha dovuto affrontare nella sua vita, la scomparsa di sua sorella Marilena…
“Marilena è mancata a 21 anni per un tumore alle ghiandole surrenali, pensavo di non dover più provare un dolore così forte e invece … Io ero la sorella maggiore, lei la più piccola delle tre e l’ho praticamente cresciuta. Quando è mancata ho visto mia mamma soffrire immensamente, si è chiusa in se stessa, e anche se è vissuta fino a 97 anni e mezzo il dolore l’ha uccisa dentro. Nonostante avesse accanto cinque nipoti e noi due figlie rimaste non siamo mai riusciti a tirarle su il morale. Nadia quindi mi ripeteva di non fare come la nonna, perchè le avrei dato un dolore grandissimo se mi avesse vista così. Non so dove ho trovato le forze per reagire e fare un altro tipo di percorso, forse me le ha date mia figlia”.
Nadia non ha conosciuto Marilena però c’era qualcosa che le legava, in primis la vena artistica, perché aveva imparato a conoscere sua zia anche attraverso i bozzetti da lei realizzati che mostrava poi ai suoi amici…
“Quando Nadia era piccola le parlavo spesso di Marilena, per lei era la zia che non aveva conosciuto ma che amava tanto. Un giorno ha chiesto alla nonna di poter prendere i bozzetti realizzati da mia sorella, li ha fatti incorniciare, li ha portati a casa e li mostrava con orgoglio ai suoi amici”.
Nella seconda parte del libro racconta di Nadia che fin da ragazzina era un vulcano di vita, di idee, le piaceva molto viaggiare per il mondo con un amico, uno zaino in spalla e la chitarra…
“Prima ha viaggiato tanto con noi perché mio marito lavorava in un’azienda, era un capo, e come premio a chi otteneva un determinato risultato produttivo veniva offerto un viaggio per il mondo, così portavamo con noi anche le nostre tre bambine. Nadia aveva sempre la telecamera in mano e si divertiva a filmare. Poi ha conosciuto questo compagno e hanno iniziato a fare viaggi con lo zaino in spalla ed era entusiasta perchè diceva che in quel modo conosci veramente le persone. Hanno girato parecchio, per sei anni, e quando andavamo a prenderli in aeroporto era buffo perchè lo zaino che portavano era quasi più grande di loro (sorride)”.

Diceva poco fa che Nadia ha sempre amato realizzare filmati fin da ragazzina, quindi aveva già ben chiara la strada professionale che ha poi intrapreso da grande…
“Nadia ha sempre amato l’inchiesta, voleva provare ad aiutare gli altri. Con sua sorella Mara, che ha nove anni più di lei, guardava Le Iene e apprezzava tanto Enrico Lucci, infatti voleva diventare come lui. Alla fine è riuscita a realizzare quel sogno con le sue forze e anche con un pizzico di furbizia. Aveva nel cassetto tanti filmati da lei girati, uno in particolare le piaceva molto, così un giorno ha chiamato la redazione de Le Iene dicendo “sono Nadia, posso parlare con Davide Parenti?”. Pensando che fosse una persona conosciuta dal regista gliel’hanno passato, ovviamente lui non sapeva chi fosse, Nadia si è presentata, il giorno dopo gli ha portato il filmato sugli emo, Parenti lo ha visionato, gli è piaciuto ed è iniziata una collaborazione. Per un anno ha tribolato, ricevendo diversi no, ma poi è riuscita ad andare in onda a Le Iene con i suoi servizi, ed era orgogliosa per aver raggiunto il suo obiettivo senza dover ringraziare nessuno, solo se stessa”.
Nadia ha fatto tantissime inchieste importanti, dall’ex Ilva di Taranto alla Terra dei fuochi, quando tornava a casa dopo aver visto delle realtà così difficili e critiche, cosa le raccontava?
“Appena finita l’inchiesta, mi chiamava al telefono, io e lei siamo sempre state molto in simbiosi e mi diceva “mamma, tu sai che Brescia non è proprio un fiore all’occhiello, anzi come qualità dell’aria forse siamo messi peggio della Terra dei fuochi, ma tu non puoi immaginare che cosa c’è qui, la miseria, i bambini che muoiono di tumore o che si danno alla prostituzione”. Ha sofferto tanto vedendo e sentendo quello che accadeva in quei luoghi. A Taranto, dove i bambini si ammalavano in continuazione a causa dell’ex l’Ilva, Nadia aveva ricevuto in dono una maglietta con la scritta “Je jesche pacce pe te!!!” da Ignazio D’Andria, lei l’ha indossata a Le Iene e grazie alla vendita di queste magliette sono stati raccolti 570 mila euro. L’iniziativa benefica è poi proseguita e grazie ai fondi è stato creato un polo oncologico-pediatrico a Taranto con due dottoresse oncologiche che curavano i bambini dopo l’operazione, in modo che non dovessero andare a Bari o Brindisi. A Nadia è stato intitolato il reparto Oncoematologico pediatrico dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto. Ci siamo andati parecchie volte, conosco molto bene il primario, è una persona squisita. Ho scoperto anche che a Taranto c’è una piazza dedicata a Nadia così come a Maruggio dove andava al mare con gli amici e il compagno. E’ bello vedere che tutti le volevano tanto bene. Sapevamo che aveva successo, avendo 4 milioni di follower, ma soltanto girando l’Italia abbiamo capito davvero quanto sia amata. Lei ha fatto del bene ma a volte non viene riconosciuto, invece è stata apprezzata la sua purezza, la sua sincerità, e questo ha contribuito a lenire un po’ il nostro dolore”.
Un’altra figura importante è sicuramente quella di Don Maurizio Patriciello, a cui Nadia era molto legata…
“Anche noi siamo molto legati a Don Patriciello, lo sento spessissimo. Lui ha sempre protetto Nadia, quando andava nella Terra dei Fuochi le diceva di fare attenzione, di essere prudente. Poi ho scoperto che anche i NOA, i Nuclei Operativi Ambientali, la proteggevano da lontano, lei aveva nell’orecchio un auricolare, aveva le cimici per registrare e le informazioni che ha raccolto sono poi servite a loro, alla polizia, ai carabinieri, per le indagini”.

Tra le persone speciali che Nadia ha conosciuto nelle sue inchieste c’è anche Feng, un ragazzo cinese che le ha portato il sushi e altre prelibatezze in occasione di una vigilia di Natale, come racconta nel libro…
“Feng è una persona molto carina, voleva bene a Nadia, e ogni tanto ci portava il suo pesce buonissimo. Lo aveva conosciuto nel corso di un’inchiesta sugli all you can eat. Feng era andato poi in Cina a trovare i suoi genitori e aveva comperato e regalato a Nadia dei funghi, i reishi, che vengono raccolti a 4.000 metri sull’Himalaya, solo in un certo periodo. Le aveva detto di farli cucinare da me perché alzano le difese immunitarie, in modo che potesse continuare a curarsi. Così ogni volta che andavamo in ospedale per le terapie innovative mangiava questi funghi e beveva il brodo e l’oncologo si stupiva in quanto aveva le difese immunitarie altissime. Io e Nadia non abbiamo detto nulla riguardo i reishi ma credevamo potessero avere un effetto benefico, e probabilmente ha vissuto venti mesi anche per questo, perché ha potuto sopportare meglio le cure, sia al Besta che al San Raffaele. Durante quel periodo ha scritto testi, si è messa a dipingere, ha registrato due canzoni e poi le ha messe su Spotify e mi ha detto che tutti i proventi dovevano essere devoluti alla Fondazione”.
In quei venti mesi che avete vissuto in simbiosi, Nadia ha anche ristrutturato completamente la casa…
“C’è stato un mese in cui sembrava di avere un cantiere dentro casa. Nadia ha chiamato un suo amico bresciano, un creativo, che crea molte cose belle in cartongesso, e gli ha fatto realizzare degli armadietti, una libreria, disegnati da lei. Per fortuna c’era un cortile dove lui andava a tagliare il gesso, ma in casa abbiamo avuto un disastro, tanto che quando la ragazza che ci aiutava per le pulizie arrivava ci chiedeva cosa stesse succedendo (sorride). Nadia ha fatto costruire anche una serra interna, tutta in vetro, e una parete con tanti specchi bianchi, bellissimi, tutti diversi. Aveva una gran voglia di fare, di creare, si è fermata solo quando ha subito le cinque operazioni, ma nel giro di una settimana si riprendeva, aveva una forza interiore inimmaginabile. Ho potuto aiutarla e starle accanto per questi venti mesi e la sua presenza, le sue coccole, le sue parole, sono state il regalo più bello che potesse farmi”.
Tra i testi che Nadia ha scritto c’è anche “Mamma”, un’emozionante e bellissima poesia che apre il libro “Non perder tempo a piangere”…
“Nadia l’aveva messa sul mio cellulare, senza dirmelo per non addolorarmi, io non l’avevo vista, l’ho scoperta dopo. Quando me l’ha fatta leggere Mara Venier in trasmissione è stato quasi uno shock. Questa poesia è un altro dono stupendo di mia figlia”.
Quali sono i prossimi progetti della Fondazione Nadia Toffa?
“Recentemente abbiamo portato a termine un progetto, insieme alla fondazione Berlucchi e alla fondazione Bieler Stefanini, che aiuterà con l’intelligenza artificiale la cura del melanoma. Abbiamo raccolto 260.000 euro che andranno a favore di questa ricerca.
Il 21 dicembre invece saremo a Battipaglia, in provincia di Salerno, per prendere parte ad un evento organizzato dai NOA per raccogliere fondi destinati all’acquisto di un neuronavigatore come quello che abbiamo regalato agli Spedali Civili di Brescia, che serve per le operazioni al cervello e che è costato 183.000 euro.
Il 22 o il 29 marzo andremo in Basilicata per il “Progetto Francesca”, in memoria di Francesca Libutti scomparsa un anno fa. Si tratta di un’altra importante iniziativa per la ricerca sul glioblastoma ma anche su tutti gli altri tipi di cancro, per la quale l’avvocato Elda Libutti, sorella di Francesca, ci ha chiesto aiuto. Vogliamo raccogliere fondi per mandare due scienziati, che lavorano al CROB di Rionero in Vulture, alla University of Texas, MD Anderson Cancer Center, dove un oncologo lucano, che sarà premiato come uomo dell’anno in Basilicata, il Dottor Giannicola Genovese, andato in America venti anni fa, ha creato il suo staff di oncologi che fanno ricerche sui tumori. I loro metodi sono molto più avanzati dei nostri e quindi servono 100 mila dollari per queste due borse di formazione per doctoral o postdoctoral fellows. Stiamo coinvolgendo i Rotary, i Lions, varie aziende, le banche per raccogliere i soldi necessari. Saremmo felicissimi se questi scienziati tornassero al CROB portando qualcosa di importante che magari possa aiutare a trovare il miracolo per curare i tumori e dare una speranza a tante persone, bambini, genitori. Speriamo che ci aiuti Dio, che ci ispiri qualche angelo, anche la nostra Nadia per trovare una cura.
Il 10 giugno 2025, il giorno del compleanno di Nadia, faremo infine un altro evento molto importante a Brescia, in cui ci sarà anche un’asta benefica con maglie di giocatori di calcio, caschi della MotoGP e tanti altri oggetti. I proventi saranno devoluti al San Raffaele, al Besta di Milano per la ricerca oncologica e agli Spedali Civili di Brescia per il reparto oncologico pediatrico. Sul sito della Fondazione Nadia Toffa Onlus è possibile effettuare una donazione, che è poi deducibile fiscalmente. Bastano anche 5, 10 euro, perchè ogni piccolo gesto può fare molto ed è bellissimo che tutti, ciascuno nelle proprie possibilità, possa dare il proprio contributo ai progetti”.
di Francesca Monti
