C’è musica e musica. Quella che fa da sottofondo alla nostra vita, quella che sentiamo nei momenti più importanti, più felici, più tristi. C’è quella che accompagna l’inizio di un film, i titoli di coda, i momenti di suspence. C’è la musica delle serie tv, la musica delle pubblicità, la musica addirittura dei programmi televisivi. E poi c’è lei: la musica del gioco. Qualcosa di importantissimo, di cruciale a volte nella creazione di un titolo storico.
Se la immaginate come elemento di contorno sbagliate: le melodie e i suoni accompagnano i videogiochi come uno strumento che influenza l’esperienza del giocatore, riuscendo a trasmettere emozioni, immergendolo nel mondo narrativo e persino orientandone le decisioni. Un’arte spesso sottovalutata ma essenziale, che unisce creatività musicale e tecnologia. Per capirlo meglio forse basta fare il nome di compositori come Nobuo Uematsu, autore delle colonne sonore della saga Final Fantasy, – inserita da Rolling Stone tra le 10 migliori di sempre -, capace di trasformare melodie in vere e proprie narrazioni. Oppure Koji Kondo, la cui firma è apposta per sempre sulle colonne sonore di The Legend of Zelda e Super Mario Bros., che sono diventate il simbolo di intere generazioni di giocatori. Bastano questi esempi per capire come la musica, nel mondo dei videogiochi, sia qualcosa di più un semplice fatto estetico: è un motore emotivo.
Un discorso che è valido anche per il settore del gioco d’azzardo. “I sottofondi che si sentono nelle slot e nei casinò online riescono a ricreare gli ambienti oppure le ambientazioni di quel gioco, creando un’esperienza che permette al giocatore di viaggiare con la fantasia, con la mente. Questo aspetto immersivo è forse il segreto principale della musica da videogioco, che deve essere dotata di una grande capacità immersiva”, commenta Natalia Chiaravalloti di Gaming Report. Prendiamo un esempio, stavolta dal genere horror, che anche al cinema sfrutta le note per creare tensione e suspence. Nel videogioco Silent Hill 2, ad esempio, la colonna sonora di Akira Yamaoka è un mix di melodie inquietanti e suoni industriali che amplificano il senso di angoscia. Tutto è dominato da un suono metallico che si intensifica quando una minaccia è vicina, rendendo l’esperienza indimenticabile.
Un discorso a parte lo meritano quei videogiochi ritmici che sono direttamente incentrati sulla musica. È il caso di Guitar Hero o Dance Dance Revolution, giochi in cui la musica è il cuore del gameplay: i giocatori devono seguire il ritmo per ottenere punteggi alti e per andare avanti nei diversi livelli. Un altro esempio innovativo è invece Beat Saber, un gioco di realtà virtuale dove si devono tagliare blocchi al ritmo di tracce musicali pulsanti. Sono sempre di più poi i giochi che offrono l’opportunità ai giocatori di creare i propri brani. Un esempio sono Fuser o Dreams ma anche il famosissimo The Sims offre la possibilità agli utenti di creare colonne sonore, di suonare strumenti o di cantare canzoni.
Altro che accessorio, insomma, altro che elemento di sfondo. La musica nei videogiochi è un elemento vitale, in grado di amplificare le emozioni e di migliorare l’esperienza ludica. Sono note che accompagnano una storia, che guidano l’utente nell’articolazione della trama, che gli permettono di viaggiare, di immergersi, di esplorare un mondo nuovo. Un mondo che è creato anche dalla musica.
