“Ho sempre disegnato sin da quando ero piccola, anche prima dei sei anni, poi crescendo mi sono appassionata al mondo dei manga, ora vorrei tanto poter produrre i miei fumetti ed esportarli in Giappone”. Beatrice Tassone ha 20 anni, è originaria di Cologno Monzese e realizza delle illustrazioni meravigliose. Ha pubblicato la sua autobiografia in stile manga “Essere Bea. Diario di una ragazza autistica con la passione per il Giappone”, un progetto editoriale da lei disegnato, ideato da Silvia Amodio, scritto da Marco Madoglio, in cui racconta la quotidianità di una persona autistica. Una storia fatta di cadute e successi, paure e incontri, scoperte e vittorie, dalla diagnosi di sindrome dello spettro autistico fino agli esercizi per imparare a governare le emozioni, il confronto con gli altri, la scuola, il bullismo, i momenti di gioia.
Beatrice è stata assunta da Coop Lombardia, lavora come cameriera a PizzAut, ha preso parte a “Tú sí que vales” su Canale 5 e ai programmi Rai “Listen to me” e “O anche no”, e in questa intervista ci ha parlato della sua passione per i fumetti e per il Giappone ma ci ha lasciato soprattutto importanti riflessioni sul tema dell’autismo e della disabilità ricordando che per avere una società realmente inclusiva bisogna essere accoglienti nei riguardi di chi è “diverso”.

Beatrice, hai pubblicato il libro “Essere Bea – Diario di una ragazza autistica con la passione per il Giappone”. Ci racconti come è nato questo progetto?
“E’ nato una sera in cui sono andata a casa di Silvia Amodio che è una fotoreporter e ha fatto diversi progetti in ambito umanitario e artistici con la catena di supermercati Coop Lombardia, che negli ultimi tempi si stava impegnando sul tema dell’autismo. Infatti ha aperto a Monza un supermercato Autism Friendly che è stato studiato per essere accogliente ed accessibile alle persone autistiche. L’idea era realizzare un fumetto che parlasse dell’autismo, all’inizio non si sapeva se raccontarlo attraverso un personaggio inventato. Alla fine mi hanno chiesto, essendo io una persona autistica e vivendo l’autismo tutti i giorni, di parlare della mia storia. Abbiamo contattato Marco Madoglio che è lo sceneggiatore di “Essere Bea” e tutti e tre abbiamo iniziato a lavorare a quest’opera. Ho condiviso vari aneddoti della mia vita legati all’autismo e sulla base di essi Marco ha creato la narrazione. E io poi mi sono occupata dei disegni”.


Quando hai iniziato a disegnare illustrazioni e fumetti?
“E’ nata prima la passione per il disegno. Ho sempre disegnato sin da quando ero piccola, anche prima dei sei anni. Forse questa vena artistica mi è stata trasmessa da mia nonna, che in passato disegnava. Inoltre sono cresciuta con i cartoni animati, sia americani della Cartoon Network come Il Laboratorio di Dexter, Leone il cane fifone, Scooby-Doo, sia giapponesi, alcuni più moderni altri degli anni ’80-’90 che mi ha fatto vedere mia mamma, come Lady Oscar, Sailor Moon. La passione per i fumetti è iniziata invece verso la fine delle elementari, quindi quasi in pre-adolescenza. Pensando al futuro volevo fare la character designer, poi ho capito che la mia vocazione era il fumetto e mi sono appassionata al mondo dei manga, che collegava i miei due grandi amori: il disegno e il Giappone. Sono da sempre appassionata di Oriente, di tutti i paesi del Sudest asiatico, Cina, Corea, anche se il mio focus è il Giappone. Poi ho iniziato a studiare manga e sono diventata fumettista”.
Lo scorso anno hai realizzato il tuo sogno e hai fatto un viaggio in Giappone con tua mamma mentre recentemente hai sostenuto l’esame N5 di giapponese…
“La cultura del Giappone mi affascina molto, a 13-14 ho cominciato a studiare giapponese da sola con l’obiettivo di fare il viaggio che tanto sognavo. Ho imparato a leggere e scrivere e la base della grammatica attraverso internet e parlando con persone madrelingua. Adesso prendo lezioni da un insegnante privato che mi aiuta a studiare e migliorare. Nel corso degli anni mi sono innamorata di questa lingua e vorrei tanto poter produrre i miei fumetti ed esportarli in Giappone. Adesso sto cercando di ottenere la certificazione per utilizzare il giapponese anche sul lavoro”.

Beatrice Tassone durante il suo viaggio in Giappone
Che cosa ti ha affascinato di più di quello che hai visto in Giappone?
“Sono andata in Giappone con mia mamma ed è stato un viaggio bellissimo. Ho potuto parlare in giapponese, ho fatto la traduttrice del gruppo, ho visto dei posti meravigliosi e assaporato la cultura locale. Mi sono innamorata della vestizione del kimono, infatti sognavo di comprarne uno e ho imparato anche ad indossarlo, cosa molto difficile. La mia città preferita è Kyoto, dove vive anche una mia amica, perché lì vedi il Giappone autentico, le tradizioni. Spero di poter tornare di nuovo in Giappone e a Kyoto per visitare il museo dei manga che non sono riuscita a vedere perchè quando ci sono andata era chiuso”.

Lavori a PizzAut come cameriera, come sta andando questa esperienza?
“Sta andando molto bene, tra colleghi c’è un grande rapporto e siamo anche amici. Ci impegniamo ogni giorno perché il nostro obiettivo è rendere i clienti felici e quando ci riusciamo è una grande soddisfazione. E’ una bellissima realtà. Purtroppo invece il mondo del lavoro non è ancora molto inclusivo e non accetta chi non rientra negli standard. La difficoltà delle persone disabili a trovare lavoro non riguarda solo chi ha una disabilità fisica o sensoriale, nel mio caso sono anche ipovedente, ma anche chi ha una disabilità che non si vede, come chi è autistico. Avendo un funzionamento della mente che è diverso da quello della norma spesso chi è nello spettro autistico o in generale chi è neurodivergente, quindi chi ha un disturbo del neurosviluppo, fa molta fatica a integrarsi nella società e si sentono inadeguate”.
Cosa si può fare per abbattere quelle barriere che sono non solo architettoniche ma soprattutto culturali, quei pregiudizi che ancora esistono?
“Sicuramente informarsi, purtroppo c’è tantissima ignoranza e disinformazione, sull’autismo e in generale sulla disabilità. Molte persone sono poco sensibili a questo tema perché tendono a vedere la disabilità dall’esterno e finché non la vivono personalmente non si interessano. Altre invece sono empatiche e riescono ad avvicinarsi a questo mondo. Sulle neurodivergenze inoltre c’è poca informazione anche dal punto di vista medico e accademico. Invito quindi chi non conosce la disabilità e l’autismo a informarsi, magari anche a cercare di frequentare persone disabili o autistiche perché dal diverso si può imparare tanto. L’inclusione parte da una corretta informazione. Nel mio caso, avendo una disabilità fisica e sensoriale, fatico a uscire da sola. E’ importante quindi, secondo me, rendere accessibili i luoghi della quotidianità e abbattere le barriere architettoniche”.
Concordo con te, penso infatti che la diversità sia un valore e quindi è importante la conoscenza, il contatto diretto con le persone…
“Per avere una società realmente inclusiva bisogna anche essere accoglienti nei riguardi di chi è diverso. Viviamo invece in un mondo in cui il bambino disabile molto spesso in classe viene escluso o portato in un’aula separata. Quando parlo di discriminazione si intende verso qualsiasi tipo di minoranza. Come dice lo scrittore di romanzi horror H.P. Lovecraft “la paura più grande dell’uomo è l’ignoto”. Le persone hanno paura di quello che non conoscono e quindi finché c’è poca informazione non ci sarà mai una società inclusiva. Invece dovremmo essere più accoglienti nei confronti del diverso, più empatici. Io ho anche un fratello nello spettro autistico e conosco tante persone, tra cui alcuni miei colleghi che hanno subito molti episodi di discriminazione, non solo violenza fisica o insulti, ma anche psicologica, in maniera molto sottile, poiché nella vita quotidiana esistono degli atti discriminatori. Per farti un esempio, mio fratello Riccardo ha fatto la festa di compleanno, abbiamo invitato tutti i bambini della sua classe, su 14 se ne sono presentati solo 6. Oppure accade che un genitore proibisca al figlio di giocare con determinati bambini, che magari provengono da contesti disagiati, sono disabili o stranieri. I bambini sono gli adulti del futuro e se noi insegniamo loro i valori dell’inclusione, a non discriminare, a rispettare il diverso, a conviverci, a essere empatici, quindi a mettersi nei panni dell’altro, a confrontarsi, forse avremo una società più inclusiva. Vorrei tanto vedere un mondo migliore per mio fratello Riccardo ma anche per i miei figli o nipoti, se li avrò, in cui tutti i bambini possano giocare insieme senza distinzioni, essendo amici e avendo pari opportunità. Non è vero infatti che una persona disabile non può studiare o lavorare, ma devi fornirgli gli strumenti giusti, gli ausili che possono sopperire le sue mancanze se ha una disabilità fisico-sensoriale oppure cambiare approccio, adottare un sistema diverso, perché comunque può raggiungere gli stessi obiettivi di una persona “normale”, ovvero laurearsi, diplomarsi, avere un lavoro, se è messa nelle condizioni di farlo”.
In un tuo disegno c’è una frase in cui dici “tre cose non devi fare nella tua vita, chiuderti, chiudere, farti chiudere”, penso che sia un bellissimo messaggio…
“Questo è il segreto per avere una società più inclusiva, il concetto è anche abbastanza semplice, ma è difficile metterlo in pratica, perché a volte si fa fatica a confrontarsi con chi è diverso, perché spesso le persone sono molto centrate su se stesse e raramente si interessano al prossimo. Faccio un esempio che potrebbe sembrare banale, se al ristorante arriva un cliente allergico, spesso il il primo pensiero del cameriere è che rottura di scatole. Invece se lui stesso ha delle allergie o ha una persona cara allergica sarà molto più attento. Io ad esempio ho una nonna celiaca e sono attenta alle allergie ma lo sarei comunque perchè è l’Abc di un buon ristoratore”.

Beatrice Tassone con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
A PizzAut è venuto anche un ospite speciale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui hai fatto dono di un tuo disegno. Che ricordo conservi di quel momento?
“L’incontro con Mattarella è stato un momento bellissimo, era stato inaugurato il secondo ristorante di PizzAut a Monza e il Presidente è venuto a farci visita. Io gli ho regalato questo disegno come omaggio per la sua onorevole presenza. Originariamente, secondo i protocolli di sicurezza, non dovevo consegnarglielo direttamente ma dovevo dare l’opera ad un assistente, invece ho voluto porgergli personalmente questo regalo. Il Presidente Mattarella è una persona che si impegna tanto per il nostro Paese e ha una grande umanità. Ricordo che quando ha visto il mio disegno era felice e si è commosso ed è stato strano perché solitamente è molto serio nel suo ruolo istituzionale. E’ stata un’emozione che ancora non riesco a descrivere. Tra l’altro non è l’unica persona importante che ho incontrato perché poi con PizzAut abbiamo avuto modo di fare diverse avventure dimostrando al mondo che le persone autistiche possono lavorare ed essere incluse nella società. Siamo andati a Bruxelles al Parlamento Europeo, all’ONU, siamo stati di recente al G7 dove ho incontrato e servito personalmente la delegazione giapponese e la ministra delle disabilità Junko Mihara e ho parlato con lei in giapponese. Alcuni membri si ricordavano di me essendoci già visti all’Onu, un po’ per il mio aspetto particolare, dato che sono albina, con questa chioma molto bianca che salta all’occhio e poi perchè ero l’unica straniera a parlare giapponese. A PizzAut ci sono tanti colleghi, ognuno con un proprio vissuto, che hanno storie importanti e meritevoli di essere raccontate”.

Beatrice Tassone con la sua collega Letizia e con Nico Acampora, fondatore di PizzAut
Ti va di raccontarci qualcuna di queste storie bellissime di riscatto, di dignità, di valorizzazione delle qualità dei tuoi colleghi grazie a PizzAut?
“Letizia per esempio è autistica, ma ha anche delle disabilità di tipo cognitivo e a volte fa fatica a parlare bene. Lei fa la cameriera come me, serve i clienti, è sempre molto gentile, cordiale. Quando si presentava a un colloquio di lavoro non la prendevano, perché aveva disimparato a leggere e scrivere. Ora sta reimparando e prende anche le comande. E’ la dimostrazione di come PizzAut riesca a cambiare le persone. C’è poi Lorenzo, che da noi viene chiamato il teppista e fa il cameriere, è stato per quattro anni in un centro. Queste strutture per alcuni disabili sono sicuramente di aiuto, ma per altri non sono la soluzione ideale. Lorenzo dice che in questo centro moriva ogni singolo giorno, stava molto male anche psicologicamente arrivando ad essere autolesionista, oggi invece a PizzAut è rinato, ha un lavoro, aiuta la sua famiglia ed è felice. Un altro collega, Alessandro, era destinato ad un centro invece fa il barista ed è una macchina da guerra, ha un lavoro che gli dà dignità. La storia più scioccante è quella di Edoardo, che ha fatto per 16 anni stage gratuiti, senza essere mai pagato. Questa cosa succede anche alle persone non disabili, infatti penso che sia un crimine contro l’umanità, si chiama sfruttamento e schiavismo. Adesso Edoardo lavora a PizzAut, è stato assunto, percepisce uno stipendio, può comprarsi i modellini di robot che gli piacciono e sta anche risparmiando per andare a Disneyland. Ci sono inoltre persone nello spettro autistico che hanno difficoltà di linguaggio o nella sfera cognitiva. Vorrei citare Leo, il figlio di Nico Acampora, che è il creatore di PizzAut. E’ un ragazzo autistico di 16 anni, che fa molta fatica a parlare e ha delle compromissioni cognitive abbastanza importanti e siccome suo papà non voleva vederlo in un centro ha deciso di creare un futuro per lui. Ora sta facendo l’alternanza scuola-lavoro a PizzAut ed è un bravissimo cameriere”.
Cosa ti auguri per il futuro?
“Mi auguro che le aziende e le istituzioni si interessino maggiormente al tema dell’inclusione e che facciano qualcosa di concreto, assumendo sempre più persone disabili, e permettendo loro di ricoprire anche posizioni qualificanti. Personalmente voglio ringraziare Coop Lombardia che mi ha assunto dandomi la possibilità di lavorare. Vorrei concludere ricordando che i disabili sono persone, non sono la loro disabilità, hanno sogni, aspirazioni e potenzialità, quindi bisogna poterle valorizzare al meglio”.
di Francesca Monti
credit foto profilo Facebook Bea’s MangArt
