Rocco Schiavone 6 – Intervista con Alberto Lo Porto: “Con Antonio ho in comune un grande senso della giustizia”

“La precisione e l’affidabilità del mio personaggio forse non mi appartengono tanto, quindi mi diverte vestire i suoi panni. In questa stagione ha abbandonato le superficialità, non c’è traccia di distrazioni, è completamente concentrato sui casi da risolvere”. Alberto Lo Porto è tra i protagonisti di “Rocco Schiavone 6”, in onda su Rai 2 il mercoledì sera alle 21.25, tratta dai romanzi e racconti di Antonio Manzini editi da Sellerio, coprodotta da Rai Fiction, Cross Productions e Beta Film, con la regia di Simone Spada. 

L’attore, che tra pochi giorni diventerà papà, veste i panni per la quinta stagione del viceispettore Antonio Scipioni, uomo fidato del vicequestore Rocco Schiavone (Marco Giallini), con cui sarà impegnato a risolvere vari casi.

Alberto, in “Rocco Schiavone 6” torna a vestire i panni del viceispettore Antonio Scipioni, quali sviluppi avrà il suo personaggio nella nuova stagione?

“Antonio è l’uomo di fiducia di Schiavone e ha preso il posto di Italo (Paolo Bernardini) che, al contrario, a causa della sua dipendenza dal gioco, ha avuto un’involuzione. In questa stagione, in particolare, c’è un caso, nel corso della seconda e della terza puntata, che lo colpirà emotivamente in quanto verranno rinvenute delle ossa che poi si scoprirà appartenere ad un bambino. Questa indagine, tratta da uno dei libri secondo me tra i più riusciti di Antonio Manzini, lo coinvolgerà nel profondo tanto che la voglia di fare giustizia gli farà perdere un po’ di lucidità. Schiavone infatti lo deve richiamare all’ordine e in una scena dice: dobbiamo restare lucidi se vogliamo prenderlo, Anto’. L’altro aspetto rilevante è il rapporto con Italo. Antonio capisce che il suo collega non è ancora uscito dal tunnel del gioco, della dipendenza, e cerca in qualche modo, da amico, di riportarlo sulla retta via. Condivide questa strategia con Rocco, che continua però ad essere disilluso e gli anticipa che sarà tutto inutile… infatti sarà proprio così”.

Quali sono i tratti di Antonio Scipioni che predilige?

“Sono quelli più diversi da me. Antonio è una persona molto precisa, metodica, in comune abbiamo sicuramente un grande senso della giustizia. Tra i componenti della squadra è quello che crede maggiormente in questo lavoro, nell’ordine. La precisione e l’affidabilità forse non mi appartengono tanto, quindi mi diverte vestire i suoi panni. In questa stagione Antonio ha abbandonato le superficialità, prima era un po’ deviato dal sesso opposto, quindi perdeva molto tempo appresso alle ragazze, senza mai iniziare una relazione seria, ora non c’è traccia di distrazioni, è completamente concentrato sui casi, a cominciare da quello delle ossa ritrovate”.

Qual è stata la scena più difficile emotivamente da girare e quale quella più divertente?

“La seconda e la terza puntata sono state emotivamente difficili da sostenere, perché si entra in contatto con il mondo della pedofilia, con attori molto bravi che interpretavano i presunti pedofili e sembrava davvero di vivere quella situazione. Ricordo una scena in cui mostro a uno di loro la foto di questo bambino di 9-10 anni, a cui appartengono le ossa… anche se sai che è tutto finto, che il bimbo non ha subito nessun abuso, l’impatto è stato molto forte.

Per quanto riguarda quella più divertente, quando giri con Marco Giallini ti diverti sempre perché ogni scena non è mai uguale, cambia tutto e quindi devi stargli appresso, è una scoperta continua”.

Mi sembra che, proprio come tra Rocco e Antonio c’è un rapporto speciale, anche tra lei e Marco Giallini ci sia un buon feeling artistico…

“Decisamente sì. Abbiamo visto insieme anche la prima puntata di “Rocco Schiavone 6″ lo scorso mercoledì. Quando mi hanno detto che avrei preso parte a questa serie ero felicissimo e anche un po’ teso. Io sono fan della serie e di Giallini fin dalla prima stagione che ho guardato da spettatore, per cui recitare con lui era per me un punto d’arrivo. E’ bello ed edificante lavorare insieme perché Marco non è un attore che studia per diciotto ore la scena ma gli piace vivere la spontaneità delle cose, improvvisare”.

Ha detto che era già fan della serie ancor prima di prendervi parte come attore dalla seconda stagione, quale pensa sia il segreto del successo di “Rocco Schiavone”?

“Innanzitutto i libri di Antonio Manzini che rappresentano il punto di forza di questo progetto. Sarebbe poi scontato dire Marco Giallini, che interpreta perfettamente Rocco Schiavone, ma in generale penso che il successo sia dato da un mix di elementi. Ci sono tanti generi all’interno della serie, il noir, il comedy, il dramma, il crime, alcuni momenti in cui ti viene da piangere, altri in cui ti viene da ridere, ti lasci coinvolgere dal giallo, dal poliziesco, e poi ci sono delle immagini stupende con i paesaggi meravigliosi e unici della Valle d’Aosta, la fotografia di Fabrizio Luci, che è veramente un maestro, la regia di Simone Spada che ha un’esperienza trentennale, e un cast incredibile, con ad esempio Filippo Dini, Valeria Solarino, Lorenza Indovina, Cristian Ginepro, artisti che hanno fatto il teatro, si sono sporcati le mani, hanno studiato, hanno dato il sangue e il sudore per questo lavoro, e si vede il risultato. Io mi tiro fuori eh! (scherza)”.

Anche lei in passato però ha portato in scena diversi spettacoli teatrali, è tra i suoi programmi un ritorno sul palcoscenico?

“Vedremo, al momento ho in programma di fare il padre. Tra una settimana nascerà mio figlio, quindi mi godrò qualche mese di paternità, prendendomi cura di mia moglie e del pupo”.

Questa è la serie più lunga tra quelle che ha girato, essendo la quinta stagione in cui interpreta Scipioni. Cosa ha aggiunto al suo percorso sia umanamente che professionalmente?

“Umanamente ha aggiunto tantissimo. Nel nostro lavoro spesso condividi il set ogni giorno per due o tre mesi con persone con cui ti trovi bene, a cui ti affezioni ma una volta finito il progetto ci si perde di vista. Non mi riferisco solo agli attori ma anche ai produttori, ai registi. Il vantaggio di una serialità come “Rocco Schiavone” è che, a parte qualche rara eccezione, siamo sempre le stesse persone da cinque stagioni, quindi si crea una continuità relazionale che è molto rara, come se lavorassimo ad esempio in ufficio. E’ la prima volta che mi capita e devo dire che è appagante perché ho stabilito delle relazioni di amicizia importanti. Dal punto di vista professionale sono contento di far parte di questo progetto, mi sento sinceramente un privilegiato, con la consapevolezza però che, una volta finita la stagione, la settimana successiva ricominceranno i provini, i self-tape”.

A parte Antonio Scipioni, che immagino sia un personaggio a cui è legato in modo particolare, ci sono altri ruoli che le hanno regalato qualcosa in più?

“Ce ne sono due. Il primo è un film prodotto da Istituto Luce, “Fango e Gloria – La grande Guerra” di Leonardo Tiberi, incentrato sulla storia del Milite Ignoto, in cui interpretavo un semplice soldato, Nicola Zabaglia. Abbiamo girato nel Veneto, in montagna. Mi ha dato tanto quel personaggio, ho cercato di entrare in quel mondo, di capire le emozioni di un soldato in trincea, durante la Prima Guerra Mondiale, che sa che ogni giorno può morire. Vivere quelle sensazioni cambia un po’ le prospettive delle cose. Un altro ruolo che mi è piaciuto impersonare è Luigi nella commedia per il cinema “E’ per il tuo bene” con la regia di Rolando Ravello, con Giuseppe Battiston, Vincenzo Salemme, Claudia Pandolfi, Marco Giallini, Isabella Ferrari, Valentina Lodovini. Non è stato facile interpretarlo, ma mi sono divertito tantissimo, perché ho scoperto una parte attoriale di me che sapevo di avere, ma che non ero sicuro di riuscire a dominare. Invece alla fine è andata bene”.

di Francesca Monti

Si ringraziano Flavia Giuliani e Pamela Menichelli

Rispondi