Nell’opera prima di Giuseppe Cerasa una Sicilia che guarda con speranza al futuro, ricordando un passato complesso

Dedicato a Leonardo e Francesco. Chi sono? I nipoti di uno scrittore esordiente, che però potremmo dire non di primo pelo, qual è Giuseppe Cerasa. “Sipario siciliano. Storie di donne, passioni, segreti, mafia ed eroi senza gloria” (editore: Aragno) è infatti l’opera prima del noto giornalista, che non voleva scrivere un libro, ma voleva regalare i suoi ricordi ai nipoti.

Cerasa, classe 54, infatti voleva solo redigere due copie scritte dei racconti di circa quarantacinque anni di un’intensa vita da narratore di fatti e vicende, spesso complesse, della vita dell’Italia contemporanea.  I destinatari unici dovevano essere proprio Leonardo e Francesco, i suoi nipotini, perennemente incuriositi dai racconti del nonno, che alla fine, su impulso del figlio Claudio, ha scritto un libro di grande interesse, presentato anche a Catania, il giorno 23 aprile, nella storica Libreria Prampolini.

A moderare l’incontro è stata la giornalista e critica cinematografica Ornella Sgroi, che ha dialogato con l’autore e con un team di ospiti eccellenti, quali il direttore de La Sicilia Antonello Piraneo, la giornalista Michela Giuffrida, la scrittrice e giornalista Elvira Seminara, con le letture affidate alle grandi capacità interpretative dell’attrice e autrice Ester Pantano.

Cerasa ha sempre avuto, sin da giovanissimo, la volontà di diventare un giornalista. E così è stato. Con grande successo ha collaborato con il quotidiano di Palermo L’Ora, a partire dal 1977, scrivendo di politica, economia, mafia, e, soprattutto di cronaca giudiziaria, divenendo proprio capo della cronaca. Dal 1987 ha lavorato con La Repubblica, ricoprendo ruoli apicali, sempre in ambito cronaca, per poi dirigere, dal 2016, le guide di Repubblica dedicate ai piaceri e ai sapori d’Italia. Padre di Claudio, direttore del Foglio, ha saputo raccontare, senza paura, una Sicilia che combatte con la mafia in maniere sempre diverse, credendo sempre in un futuro migliore.

Il suo libro è un flusso continuo di storie ed emozioni, che muovono dalla memoria del cronista per non far dimenticare un pezzo di storia importante della vita della Sicilia e dell’Italia intera. Questo libro, la cui prefazione è di Stefania Auci – scrittrice (“I leoni di Sicilia”) e insegnate impegnata nel sociale – è una storia popolata da donne ed eroi senza gloria, come recita parte del titolo. Come nel caso di Franco Accordino, storico capo della squadra mobile di Palermo, sezione omicidi, unico poliziotto sopravvissuto alle stragi di mafia. O come nel caso di sua moglie, che con lui ha condiviso una vita da inferno e che ogni sera, lo ha aspettato davanti casa, con la pistola in mano perché temeva un agguato al rientro da lavoro di suo marito.

Questo scritto ricorda momenti unici e che rimangono scolpiti nelle menti e nei cuori di chi legge. Come quando il cronista, che non parla mai in prima persona, vede morire Dalla Chiesa. Di corsa percorre i due chilometri che lo distanziano dalla redazione e si affretta a scrivere il pezzo. Ma le mani tremanti del giovane cronista che ha visto un uomo morto ammazzato, mentre qualcuno cercava un lenzuolo per coprirlo, gli impediscono di sentire il peso di quelle tragiche emozioni e prorompe nel pianto. Un pianto che, come sottolineato da Elvira Seminara, fa comprendere il cuore che dovrebbe avere ogni cronista. Seminara ha, inoltre, spiegato come sia un libro in cui si avverte la lotta degli estremi, quella tra il bene e il male che sempre vena la Sicilia. Ma mentre il “male della Sicilia” vende, il bene no. Come hanno convenuto tutti gli intervenuti, il testo di Cerasa narra degli eventi e dei ricordi legati ad episodi tragici, ma induce a guardare al futuro con speranza. Invece, l’immagine della Sicilia che viene più utilizzata è legata ai meri stereotipi mafiosi che, dal Padrino in poi, impressionano le menti delle persone, tra prodotti televisivi e letterari. A questa immagine Cerasa oppone un insieme di nostalgia, memoria, passione, impegno e coraggio che traspaiono con vigore dai fatti narrati. La nostalgia emerge nei ricordi che l’autore settantenne rievoca dalla sua infanzia, dai 14 metri quadrati dello studio-laboratorio in cui sua madre Sarina, disegnava i corsetti delle donne siciliane e in tutte le confidenze che le facevano mentre lavorava. La nostalgia affiora anche, ad esempio, nel ricordo della Corleone di Cerasa che ha vissuto, in modo quasi sorprendente, la forza dirompente e propulsiva del 1968. La nostalgia vive in modo forte nel sentimento di quei giovani di Corleone che credevano di poter sconfiggere la mafia. La memoria è proprio in quei ricordi che da Sciascia a Camilleri, attraversando più di tre decadi di storia sicula, diventa “necessaria” per non scordare pezzi della nostra vita passata che insegnano alle generazioni attuali a non dimenticare e a costruire un presente, prima ancora che un futuro, migliore. La passione si schiude in chi, per seguire i propri sogni, decide di lasciare la propria terra, come ha fatto l’autore partendo da Corleone, senza dimenticare però le proprie radici e i legami profondi che rendono responsabili verso le nostre origini.  Il coraggio e l’impegno anima chi non ha accettato bustarelle e non si è fatto intimidire dagli occhi di ghiaccio di un referente politico della mafia quale Salvo Lima che, con più o meno velate allusioni, minacciò lo scrittore e, indirettamente, la sua famiglia.  La famiglia per cui Cerasa ha scritto il suo libro, che è testimonianza di una stagione che, si spera, sia irripetibile ma che, proprio per questo, non va mai dimenticata.

di Gianmaria Tesei

Nella foto di copertina Giuseppe Cerasa ed Ester Pantano

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