Il 16 giugno su Tv8 prende il via “IN & OUT – Niente di serio”, la nuova produzione originale realizzata da Stand by Me, in onda ogni lunedì alle ore 21.30 in prima visione assoluta, anche in simulcast su Sky e in streaming su NOW.
Lo show di pura comicità contemporanea è creato, scritto e interpretato da nove comici della nuova generazione, giovani millenials talentuosissimi, molto popolari sui social, che oggi singolarmente fanno sold out nei teatri di tutta Italia, e che per la prima volta si trovano riuniti in un unico programma tv.
Protagonisti di questo nuovo progetto televisivo sono Francesco De Carlo, Edoardo Ferrario, Michela Giraud, Valerio Lundini, Saverio Raimondo, Stefano Rapone e Daniele Tinti, con Martina Catuzzi, Monir Ghassem e la band de I Vazzanikki.
I nove comedian si alternano sul palco con il loro stile e la loro comicità inconfondibile, senza presentatore e senza presentazione, seguendo un’unica e semplice regola: si entra da una porta “IN” e si esce da una porta “OUT” in un varietà, dove l’unico filo conduttore è l’imprevedibilità. Quando entra sul palco, ciascun comico è libero di esprimersi, infrangere le regole, ogni momento è un’occasione per ribaltare aspettative e linguaggi.
In & Out ha anche un altro significato: dentro e fuori dal teatro. Ogni artista, infatti, mette in scena il proprio universo in diverse forme: in teatro, IN, porta monologhi, oppure sketch corali con i colleghi, esibizioni musicali dal vivo e momenti di improvvisazione, fuori dal teatro, OUT, propone clip e sketch filmati.
E tra IN & OUT è un gioco di ruoli senza fine. Per la prima volta, infatti, le clip e gli sketch realizzati dai comici vengono proiettati in teatro, davanti al loro pubblico, creando un dialogo continuo tra palco e platea, tra monologhi e filmati, tra IN e OUT appunto, tra chi fa ridere e chi ride. Il pubblico, quindi, non è solo spettatore ma parte integrante dello show, coinvolto direttamente in alcuni sketch e reso protagonista dell’esperienza comica.
Nessun conduttore, voto, premio, e nessuna giuria, solo la libertà di esprimersi, sorprendere, esagerare, emozionare e far ridere per raccontare cosa c’è dentro e fuori da questa nuova incredibile generazione di comici.

“E’ un programma paragonabile solo a Sanremo. Quest’anno ho seguito anche il Festival dietro le quinte e c’è stata la voce che due dei cantanti in gara, presi dalla passione, durante la diretta nel camerino hanno spostato i mobili ed è successo anche qui a In & Out, ci siamo ammucchiati nel camerino di Michela Giraud”, ha scherzato Saverio Raimondo. “L’altra particolarità è che è stato registraato tra la scomparsa di Papa Bergoglio e l’elezione di Papa Leone XIV, quindi durante la sede vacante, per questo è un programma di mezzo”.

Insieme a loro, sul palco una varietà di ospiti che hanno dato vita a sketch e situazioni esilaranti, e a volte imbarazzanti: Alessandro Borghi, Claudia Pandolfi, Paolo Calabresi, Noemi, Frank Matano, Elio, Paola Barale e Motta. Tutti si rendono protagonisti, e vittime, di incursioni nel backstage e sul palco, ad altissimo grado di comicità.
Il programma è stato realizzato a Roma, presso l’Auditorium Massimo, che ospita oltre 500 persone in sette date tutte sold out.
A margine della presentazione abbiamo realizzato le interviste con il cast:
Intervista con Martina Catuzzi, Daniele Tinti e Francesco De Carlo
Il 16 giugno prende il via “In &Out – niente di serio”, come definireste questo programma?
Martina Catuzzi: “Un programma libero”.
Daniele Tinti: “Fresco ed eterogeneo sia nella forma che nei contenuti”.
Francesco De Carlo: “Contemporaneo, comico”.
Che tipo di interazione c’è stata tra di voi e con gli ospiti?
Martina Catuzzi: “Abbiamo collaborato tra di noi, io ho recitato in diversi sketch che hanno scritto i miei colleghi, è stato molto divertente, alcuni mi hanno anche diretta. E’ stata un’esperienza nuova e veramente bella. Io sono una comica molto egoista ma sono cambiata in questo programma. Con gli ospiti abbiamo fatto degli sketch, si sono prestati, hanno anche aggiunto delle cose in corsa, sono stati sorprendenti, non mi aspettavo fossero così aperti”.
Daniele Tinti: “Aperti e anche bravi, capaci di far ridere. Hanno capito dov’era la chiave comica di quello che è stato loro proposto e l’hanno usata bene, quindi l’interazione con gli ospiti è stata positiva, mentre quella tra di noi meno sorprendente perché ci conosciamo da anni”.

Che cosa è In e cosa è Out per voi oggi nella comicità?
Daniele Tinti: “Per me sono Out il razzismo, il sessismo, la misoginia”.
Martina Catuzzi: “Per me è il contrario, sono In razzismo, sessismo, misoginia”.
Francesco De Carlo: “Anche un programma comico ormai è In, perché ce sono veramente pochi e sempre di meno. Al di là della differenza di registro, negli ultimi 20-30 anni sono andati scemando di numero, quindi è già un grande risultato riuscire a fare un programma di prima serata, comico, nel 2025. Out forse la maleducazione e le battute vecchie che si dicevano un tempo e che ormai hanno stancato anche il pubblico”.
Quanto è importante per un comico potersi esprimere in libertà?
Martina Catuzzi: “Per me è importante al 100%, non vinci se non sei te stesso, come comico, come artista, e questo è il grande pregio di “In & Out”, siamo stati fortunati ad avere uno spazio così, ovvio con dei compromessi perché magari sul palco quando faccio i live sono più diretta, scorretta, volgare ma sono stata molto libera con i miei colleghi. Questa sarà la carta vincente”.
Francesco De Carlo: “La libertà con la consapevolezza che poi ogni testo ha la sua cifra, quindi come dice Martina è ovvio che nessuno pensa di portare in tv quello che fa a teatro, in quanto non c’è un pubblico che viene e paga un biglietto per vedere lo spettacolo, questo lo abbiamo tenuto presente e abbiamo rispettato anche la grande libertà che ci è stata concessa”.
Intervista con Michela Giraud e Stefano Rapone
Come definireste “In &Out – niente di serio”?
Michela Giraud: “Un programma pazzo, fuori di testa!”.
Stefano Rapone: “Un programma carino”.
A livello di interazioni tra di voi e con gli ospiti del programma, com’è andata?
Michela Giraud: “Molto è stato fatto a teatro, perché è il luogo dove ci siamo incontrati e magari durante le prove di qualche collega ci è venuto il guizzo per creare uno sketch insieme, come ad esempio è accaduto a me e a Stefano durante le prove di Monir. E’ stato importante il supporto della produzione e il fatto che sia Stand By Me che TV8 ci abbiano permesso di realizzare anche delle cose estemporanee. Gli ospiti si sono messi molto in gioco, sono stati carini, io ne ho una particolare che però non può essere rivelata …”.
Stefano Rapone: “Io ho realizzato degli sketch con gli ospiti, diciamo che c’è una parte di backstage con storie che hanno poi uno sfogo sul palco a un certo punto, mentre altre sono più slegate, però è stato divertente. La prima ospite è stata Noemi che si è prestata a cose particolari e sono stato molto contento, e poi c’è stato Motta, anche lui molto bravo. Con alcuni ci sono delle vere e proprie interazioni sul palco, abbiamo sperimentato e a volte improvvisato sul momento”.

Michela Giraud: “E’ un programma capitato in un periodo molto denso di impegni con i live che devono essere fatti anche per motivi legali. Quando ci siamo ritrovati insieme, lo studio, che potrebbe anche freddarti, è invece diventato un po’ casa nostra, e le persone che venivano erano appunto il pubblico dei live, e questo ci ha permesso anche di poter sperimentare con molta più tranquillità”.
Stefano Rapone: “La cosa bella è che magari provavamo uno sketch il pomeriggio e la sera col pubblico a volte veniva stravolto, altre invece era più o meno ciò che avevamo pensato. E’ stato stimolante e divertente”.
Che cosa è In e che cosa è Out per voi oggi nella comicità?
Michela Giraud: “Per me sono Out le battute slegate da questo tempo, cioè quando ci si ostina a non volersi rendere conto del qui ed ora. E’ In invece parlare di sé, e anche avere il coraggio di dire quello che si pensa e si dice, prendendosi le responsabilità”.
Stefano Rapone: “Per me sono In le battute sulla suocera e sulle donne che non sanno guidare … Non è vero, sono d’accordo con Michela al 100%”.
Intervista con Monir Ghassem, Valerio Lundini ed Edoardo Ferrario
“In &Out – niente di serio”, come definireste questo programma?
Valerio Lundini: “E’ un varietà, nel senso che all’interno ci sono varie cose: sketch, monologhi, parti più improvvisate, video, recitati e girati altrove fuori da uno studio”.
Edoardo Ferrario: “Mi permetto di aggiungere che è un varietà senza conduzione e questo è molto interessante. Non c’è il conduttore che dice buonasera, benvenuti. E incredibilmente questa cosa ha funzionato. Il programma è un flusso di coscienza, è una scommessa che ha fatto Sky”.
Monir Ghassem: “Per me è una sorta di Techetecheté con delle parti live”.
Valerio Lundini: “Io ho un problema con Techetecheté, perchè ad esempio la puntata inizia con lo scherzo di Vianello e Tognazzi e prima che decolli viene inserita una canzone dei Dirotta su Cuba del 1996, arriva il ritornello e si passa a Montesano, quindi non riesci mai ad affezionarti. “In & Out” è come Techetechetè senza i Dirotta su Cuba (scherza)”.
A livello di interazioni tra di voi e con gli ospiti del programma, com’è andata?
Monir Ghassem: “Io ho fatto parte di un coro greco all’interno di un pezzo di Michela Giraud insieme a Martina Catuzzi”.
Edoardo Ferrario: “C’è stata poi una bellissima reunion degli Oasis con una call su Zoom tra i fratelli Gallagher e l’organizzazione”.
Valerio Lundini: “Io ho fatto anche Superman in uno sketch con Stefano Rapone che veste i panni di Batman. Ho scelto Superman perché senza barba assomiglio molto più a Clark Kent”.

Che cosa è In e che cosa è Out per voi oggi nella comicità?
Valerio Lundini: “Per me nella comicità è In ciò che mi riesce a sorprendere e tendenzialmente mi fa ridere, out è l’eccessiva voglia di far ridere su tutto, nonché il tentativo sempre più becero e volgare di avvicinarsi a più persone possibili non per fare cose popolari che sarebbe bellissimo ma per una sorta di bulimia di contenuti che dopo un po’ rende stomachevole la voglia di far sorridere”.
Edoardo Ferrario: “In sono le possibilità creative che effettivamente sono molto più ampie rispetto ad anni fa e out forse la voglia di dover provocare a tutti i costi e alla fine non riuscirci, utilizzando un linguaggio che è volutamente irreverente e scabroso con il tentativo di stupire le persone quando poi in realtà non c’è bisogno di fare questo. Penso ci sia anche un po’ un equivoco su cosa sia la comicità scorretta, la stand-up comedy. Sembra che si debbano trattare temi estremamente scabrosi nella maniera più frontale possibile però a volte diventa un linguaggio di una superficialità spaventosa quindi poi alla fine hai sul palco uno che dice cavolate che non significano nulla, solo per arrivare al pubblico. C’è una maggiore possibilità di creare contenuti, come dicevamo, ma se tutti possono dire qualsiasi cosa c’è anche il rischio che magari si tenda un pochino ad annacquarli, al contempo però la competizione può portare ad affinare il linguaggio e a creare qualcosa di originale con un linguaggio unico”.
Monir Ghassem: “Per me è In il fatto che ci sia molta più comicità femminile quindi anche una varietà di tematiche, è out il dark black humor, l’orrido, l’incesto”.
Valerio Lundini: “Nessuno vuole essere scioccato, tutti vogliamo divertirci. Lo shock non nasce da una voglia di mandare un messaggio o di raccontare una cosa in modo da far emergere la verità, per molti l’obiettivo è dire delle cose oscene senza avere un obiettivo ben preciso”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Antonio Conte, Camilla Podini e Sabrina Viotti
