Intervista a Mirko Casadei in occasione del Tour Giramondo 2025: “La nostra tradizione musicale continua a rigenerarsi anche grazie all’innovazione”

Mirko Casadei, musicista romagnolo e figlio del celebre “Re del Liscio” Raoul Casadei, continua a portare avanti la tradizione musicale della sua famiglia con grande passione e innovazione coinvolgendo nuove generazioni di ascoltatori.

Alla guida dell’Orchestra Casadei, fondata nel 1928, ha saputo rinnovarne il repertorio e lo stile, mantenendo però viva la cifra artistica che la contraddistingue e la magia del liscio.

Abbiamo intervistato Mirko in occasione della tappa a Villa Carmine di Montesilvano (PE) del Tour “Giramondo 2025”.

Mirko, il tour Giramondo 2025 passa oggi dalla piazza di Villa Carmine: ancora da una piazza, come da quasi cento anni! Quale è il segreto di questa continuità targata Casadei?

“E’ una tradizione talmente lunga, talmente forte, che si continua a rigenerare sempre, anche grazie alle novità, all’innovazione tenendo salde le caratteristiche della nostra storia.

Questa tradizione si tramanda di generazione in generazione non solo sul palco ma anche tra il pubblico. Continuiamo a portare una ventata di allegria ed ottimismo dalla Romagna con la nostra solita verve. Anche nei momenti difficili il live è una piccola ricreazione, un momento per pensare al proprio divertimento”.

In “La Mazurka di Periferia” i Casadei cantano che la mazurka “fa venire voglia di fare l’amore” come se il ballo fosse benefico in quanto liberatorio. Pensi che ciò possa aiutarci in piccolo a superare le brutture del mondo che stiamo vivendo?

“Il liscio ha insito l’abbraccio durante il ballo e lo stare insieme. E le “parole del liscio”, i testi di Raul esprimono proprio questo, incluso il fare l’amore a livello concettuale e noi continuiamo a portare avanti queste canzoni perché hanno dei bei messaggi, anche in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, proprio per sperare che nel futuro ci si possa abbracciare di nuovo come si faceva una volta”.

Nel 1954 nasce “Romagna mia”. Che effetto fa vedere dei giovani che in mezzo al fango causato dalle alluvioni, con la vanga in mano, si mettono a cantare questo brano storico?

““Romagna mia” da noi è un inno vero e proprio; in realtà non solo in Romagna. E’ l’inno della festa un po’ in tutta Italia. E quando è successo quel triste evento, quei ragazzi giovanissimi, venuti da tutta Italia a darci una mano con i badili e con le vanghe per pulire le strade, le cantine, le case, stanchi e distrutti, come gesto liberatorio, ma anche di passione per la vita, si son messi a cantare “Romagna mia” spontaneamente. Ad un certo punto era diventato l’inno della riscossa, della voglia di ripartire dandosi forza l’un con l’altro. Tutto ciò è stato per me e per i Casadei una grande soddisfazione: anche in un momento così difficile, alla fine la gente si stringe in questa musica che è un po’ l’inno di questa terra, una musica di appartenenza, un po’ come il samba in Brasile o il tango in Argentina”.

“La Notte della Taranta”, il “Balamondo” che hai inaugurato nel 1998, “La Notte dei Serpenti” ideata dal maestro Enrico Melozzi sono tutte manifestazioni in cui si valorizza il canto popolare. C’è sempre più voglia di folk?

“Assolutamente sì! C’è un grande ritorno al folk in questo momento dove è tutto globalizzato; è la voglia di guardare la nostra provenienza, la nostra origine e la nostra caratteristica. Il folk non solo sta riconquistando le nuove generazioni ma consente di incontrarsi tant’è che noi al Balamondo, il prossimo sei agosto, ospiteremo a Cervia grandi musicisti della taranta. In questo periodo abbiamo collaborato anche con l’”Orchestra popolare del saltarello” e con “Calabria Sona”, che è un’altra eccellenza di quella terra; abbiamo fatto il tour con Max Gazzè, accompagnandolo in giro per l’Italia. Sono progetti che attraverso l’incontro, la contaminazione, danno una nuova linfa, una nuova vita, anche alla musica popolare che sta vivendo una seconda giovinezza. Sarebbe bello un giorno contaminarsi allo stesso modo anche con “La Notte dei Serpenti” unendo l’Abruzzo alla Romagna. A settembre andremo a rappresentare i colori nazionali a Osaka (Giappone) per l’Expo 2025: quello sarà un altro punto di arrivo, per me, un’altra piccola conquista, in questa lunga strada che l’orchestra sta facendo verso i suoi primi cent’anni di storia”.

di Domenico Carriero

Un commento

Rispondi