“Mi hanno colpito la dimensione frammentaria della poesia, il rapporto umano che l’autore stabilisce con l’altro, la possibilità di sentire come dentro quel dolore ci sia un desiderio straziante di comprensione e di pace ultima”. Attore e regista raffinato e di grande talento, Lino Musella apre la nuova stagione dell’Argot Studio di Roma dando voce a “Stato d’Assedio”, manifesto poetico tratto dall’opera del poeta palestinese Mahmud Darwish, un invito alla riflessione sul nostro tempo presente, segnato da guerre, conflitti e disumanità, sabato 11 ottobre con una doppia replica alle ore 18:30 e alle 20:30.
L’intero incasso della serata sarà devoluto a Gazzella Onlus che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra.
“Stato d’assedio” è un “testo”, come lo ha definito lo stesso autore, elaborato a Ramallah nel gennaio 2002, nelle settimane in cui la città era assediata dalle truppe israeliane di Ariel Sharon: Mahmud Darwish, che viveva lì, si è trovato perciò nella hala, ossia nella ‘condizione’ di assediato.
Sarà l’occasione per conoscere un’opera che nasce dalle ferite della Storia, in cui è la poesia ad avere il compito di curare le ferite del ‘luogo’, di guardare oltre, ad essere votata alla resistenza, a dover essere più forte dell’assedio.

Lino, porterà in scena “Stato d’Assedio” all’Argot Studio, come si è avvicinato a questo testo?
“Alla fine di ottobre 2023 ho incontrato questo titolo del poeta palestinese Mahmud Darwish, e ho scoperto che diverse persone a me vicine, tra cui la mia compagna, conoscevano bene l’autore. Così ho recuperato “Stato d’assedio” e ho fatto la prima lettura. E’ un testo che ho portato in giro per l’Italia come reading secco, essendo un materiale esclusivamente letterario, però, come afferma lo stesso Darwish, queste poesie di lunghezza variabile che vanno dall’aforisma al breve o al medio componimento, compongono un unico testo che si intreccia e che formula un’elegia sul dolore, sulla condizione di assediato e su uno sguardo possibile sulla fratellanza, sulla pace. Con Francesco Frangipane abbiamo pensato di mettere in scena uno spettacolo all’Argot Studio, che quest’anno festeggia i suoi quarantuno anni, e abbiamo scelto la testimonianza di questo poeta palestinese con Stato d’assedio”.
Un testo che risuona ancora più potente se pensiamo alla situazione attuale, perché ci sono tante immagini struggenti, dal volo delle colombe ai minareti, ai soldati …
“L’assedio a cui Darwish si riferisce risale al 2002, quindi ci fa riflettere sul fatto che la condizione di occupazione, di sopraffazione che ha subito il popolo palestinese si perde nella notte dei tempi e a quanto si è stratificata”.
Cosa l’ha colpita di “Stato d’assedio” quando l’ha letto per la prima volta?
“Io sono amante della poesia e di questo testo mi hanno colpito la scrittura per frammenti, la dimensione frammentaria della poesia e anche il rapporto umano che Darwish stabilisce con l’altro, con quello che lui chiama nemico o guardiano, assassino o fratello. Questa possibilità di sentire come dentro quel dolore ci sia un desiderio straziante di comprensione e di pace ultima.
Esiste una vera e propria elegia alla fine di “Stato d’Assedio”, che se viene presa così come è, letta e ascoltata senza aver sentito tutto il resto è decisamente depotenziata, è carica di speranza, però la parola pace non acquista senso. Invece alla fine del testo l’elegia sulla pace è una liberazione da tutto quello che hai vissuto, che hai ascoltato in quella lettura”.
Secondo lei la poesia può in qualche modo curare le ferite dell’anima delle persone?
“Dico il contrario, la scrittura come afferma Darwish ferisce senza sangue, quindi non è tanto la cura ma è l’arma”.

credit foto copertina Karasciò Consulenze Artistiche
Quanto è importante che l’arte in tutte le sue forme tenga accesa una luce in particolare su alcune tragedie che accadono nel mondo?
“L’artista rispetto all’arte deve fare una promessa, deve giurare sincerità nella finzione, che è lo strumento con cui si compongono le storie nel teatro, nel cinema, nell’arte. E’ meglio una sincerità che va altrove che una che vuole cavalcare un’onda politica. Dobbiamo quindi scindere noi stessi ma dichiarandoci anche cittadini, forse proprio perché abbiamo degli strumenti diversi e dobbiamo esercitarli, ma nello stesso tempo bisogna proteggere l’arte. Questo è un testo politico, civile, che porto in giro come un reading secco, chiedendo un cachet che viene poi devoluto in beneficenza, sia perchè non ci guadagnerei da una situazione del genere, sia perché penso che sia importante cercare e far conoscere le voci degli autori palestinesi. L’intero incasso della serata all’Argot Studio sarà destinato a Gazzella Onlus che si occupa dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Siccome la sala è piccola faremo due repliche per cercare di raccogliere più fondi possibile”.
Passando al cinema, ha preso parte a “Unicorni” di Michela Andreozzi nel ruolo di Stefano, un film che affronta temi attuali e importanti, che a volte sono considerati ancora dei tabù. Che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza molto bella, si è creata veramente una famiglia con la regista e il cast. E’ un film sui diversi stati di paura o di non paura. Quello che mi colpisce di “Unicorni” sono le paure degli adulti messe a confronto con la non paura di Blu, il protagonista della storia. E’ come se per lui fosse tutto più semplice. Siamo noi adulti a voler sempre mettere in pericolo questa semplicità, a rendere culturalmente impossibile qualcosa che invece è evidentemente possibile. Quindi mi ha fatto riflettere sul fatto che siamo noi a trasferire le paure ai bambini”.
In quali progetti la vedremo prossimamente?
“Inizio a breve le prove di “Non posso narrare la mia vita”, uno spettacolo con la regia di Roberto Andò in omaggio ad Enzo Moscato, con i testi di questo grande autore e poeta che ha lasciato una vasta eredità letteraria, che debutterà a Napoli il 10 dicembre. Poi ci sarà la ripresa di “Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo” con la regia di Mario Martone e il testo di Fabrizia Ramondino che porteremo al Teatro Vascello di Roma”.
Dopo Gennareniello, omaggio a Eduardo De Filippo, sta preparando qualche altra opera come regista?
“Per ora non ho niente da annunciare, ma ci sono una serie di idee su cui sto ragionando”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Edoardo Borzi
