Mercoledì 28 marzo alle 23.15 su Rai2 va in onda la seconda puntata de “Lo squadrone. Dispacci dalla guerra di ‘Ndrangheta”

Dopo aver conquistato il 5.7 per cento di share alla sua prima puntata, con punte di ottocentomila spettatori, mercoledì 28 marzo alle 23.15 su Rai2 va in onda la seconda puntata de “Lo squadrone. Dispacci dalla guerra di ‘Ndrangheta”. La serie tv – prodotta da Clipper Media in collaborazione con Rai2 e con il sostegno della Calabria Film Commission, scritta e diretta da Claudio Camarca – racconta uno spaccato reale dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Calabria, un manipolo di uomini coraggiosi che rischiano ogni giorno la vita per restituire la Calabria alla sua gente.
La seconda puntata, dal titolo “Sottosopra”, è ambientata di notte a Platì. I Cacciatori di Calabria risalgono le fogne e i cunicoli interrati che portano ai bunker scavati nelle case. Ricercando le tracce del latitante inseguito dalla prima puntata. In parallelo, un altro Falco dà la caccia al fiancheggiatore del latitante, risalendo la cima dei monti, dentro stalle e case abbandonate. Si parla anche di ‘Ndrangheta, della sua struttura, delle sue diramazioni, del potere esercitato col terrore. Si scovano nascondigli e bunker e si partecipa a perquisizioni nelle case e alla confisca di armi da guerra.
Dal 1991, anno della composizione del Reparto, lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Calabria ha prodotto oltre 8000 arresti, catturato 282 latitanti di ‘ndrangheta, scovato oltre 400 bunker. Sembra una guerra, combattuta in qualunque luogo al mondo, immagini scattate in Messico o in Colombia, non ad un’ora di aereo da Roma e a quindici chilometri da Reggio Calabria. Una guerra vicina, più di quanto si possa immaginare. Combattuta in mimetica, fucili mitragliatori, all’interno di trincee scavate nelle rocce dell’Aspromonte. I riflettori sono puntati sulle attività sul campo dello Squadrone, ma anche sui singoli uomini, sul loro privato, sulle loro motivazioni. Due le attività principali che ne contraddistinguono l’opera quotidiana: la ricerca dei latitanti e il ritrovamento e la distruzione delle piantagioni di canapa. Con loro lo spettatore scende in bunker sotterranei che si estendono anche per trecento metri quadrati, con loro si risale lungo le pendici dell’Aspromonte per individuare un posto di osservazione da cui studiare i movimenti della famiglia di un latitante, tra trappole e piantagioni di canapa. Una continua caccia all’uomo, tra le fogne di Platì, collegate alle case attraverso intricati cunicoli, rastrellamenti a San Luca, con perquisizioni di abitazioni di affiliati, confische, arresti e operazioni lungo la cima dei monti, dentro stalle e case abbandonate. Il contatto con il lato ‘liturgico’ della ‘ndrangheta, con il Santuario di Polsi, dove sono state distribuite le cariche all’interno delle cosche. L’arresto di un latitante non è che un nuovo inizio, una nuova caccia, alla ricerca della rete di affari di questa holding globalizzata nei cinque continenti, dalla Colombia alla Germania, passando per città come Sidney, Toronto, Johannesburg.

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