Intervista con Virginia Acqua, regista dello spettacolo “La Cena delle Belve”, in scena al Teatro Ciak di Roma

Da venerdì 8 a domenica 10 novembre arriva al Teatro Ciak di Roma “La Cena delle Belve”, pluripremiato spettacolo teatrale francese (“Le Repas des fauves”), tra i maggiori successi delle ultime 5 stagioni parigine e coronato ai Molières 2011 come migliore spettacolo privato, migliore adattamento e messa in scena.

Grazie alla versione italiana curata da Vincenzo Cerami poco prima della sua scomparsa, “La Cena delle Belve”, con la regia associata di Julien Sibre e Virginia Acqua, e un cast straordinario, dipingerà con crudeltà e ironia il meglio e il peggio dell’animo umano sullo sfondo della Grande Storia del 1943. Sul palcoscenico Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Carlo Lizzani, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Silvia Siravo.

La vicenda presenta la storia di sette amici che, nell’Italia del 1943 durante l’occupazione tedesca, si trovano per festeggiare il compleanno del loro ospite. Una serata diversa, per staccare un attimo dalle tragedie e paure della guerra e dalle privazioni che questa porta con sè. Quella stessa sera però vengono uccisi due ufficiali tedeschi ai piedi della loro palazzina e per rappresaglia la Gestapo decide di prendere due ostaggi per ogni appartamento. Il comandante tedesco dell’operazione riconosce però nel proprietario dell’appartamento dove si trovano i sette amici, il libraio dal quale spesso compra delle opere, e per mantenere un singolare rapporto di cortesia avverte che passerà a prendere gli ostaggi al momento del dessert, lasciando loro la scelta dei due ostaggi. Qui comincia “La Cena delle Belve” con tutto quello che può far presagire un quadro del genere. Ognuno cercherà salvare la propria pelle e davanti alla paura della morte l’amicizia cade tirando fuori il peggio di ogni persona. Il testo di grande qualità alterna momenti di alta tensione a momenti di risate e divertimento, lo humor nero è così ben miscelato da impreziosire l’opera, tanto l’assurdità crudele di una tale scelta possa spesso prestarsi al sorriso. Uno spettacolo che prende per mano lo spettatore e lo coinvolge emotivamente fino all’inaspettato finale, costretto ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi; il libraio e sua moglie che organizzano la cena, il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco; un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita, una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un professore di filosofia cinico e un affarista collaborazionista; fino a domandarsi: Cosa farei al loro posto?

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con la regista Virginia Acqua, ecco cosa ci ha raccontato.

La Cena delle Belve_109-min (1).jpg

Virginia, ci può spiegare come avete lavorato alla regia di “La cena delle belve”, spettacolo la cui versione italiana è stata curata da Vincenzo Cerami?

“E’ stato l’ultimo lavoro che Vincenzo Cerami ha curato prima di lasciarci. Siamo partiti da un testo coinvolgente e molto umano, in scena ci sono otto personaggi che in realtà diventano 400, 500, 1000 in base alla capienza del teatro perchè per il pubblico sarà impossibile restare seduto in poltrona e non entrare nel palcoscenico con la propria testa e la propria anima. Abbiamo lavorato con attori bravissimi per rendere questo spettacolo così vero e vicino al sentire umano tanto che ognuno di noi si sente coinvolto perchè ci sono personaggi diversi in cui ciascuno può riconoscersi. La storia inoltre porta a mettersi in discussione e a parteggiare per uno o per l’altro. E’ anche uno spettacolo in tempo reale, non ci sono buchi temporali, ogni singolo avvenimento in scena ha la stessa scansione della storia, che è ambientata durante una cena, con il pubblico che si sente ospite”.

Uno spettacolo che regala anche momenti di leggerezza…

“Ad un certo punto gli avvenimenti prendono un risvolto drammatico, ci sono dei colpi di scena, ciascuno di noi però nel corso delle due ore vive anche dei momenti di leggerezza apparentemente illogica ma è umano che sia così e questo rende lo spettacolo reale. E’ un’altalena tra gli stati d’animo che l’uomo può vivere, dall’angoscia alla collera, dall’umanità al divertimento. E’ talmente intenso quello che succede a questi personaggi che vivono tanti sentimenti diversi”.

“La cena delle belve” è ambientato nel 1943 ma tratta tematiche di grande attualità…

“Sì perchè parla di noi, delle nostre dinamiche, abbiamo curato nel dettaglio il contesto storico, ma è una vicenda che potrebbe essere ambientata ai giorni nostri. Certo, è una situazione talmente esasperata che spero non capiterà mai di viverla, ma non c’è nulla di antico in quello che succede perchè parliamo di dinamiche tra persone, di rapporti tra i personaggi. Essendo un collettivo di otto attori, uno piu’ bravo dell’altro e tutti protagonisti, è stato bello lavorare sull’approfondimento della loro psicologia e dei rapporti interpersonali”.

A quali progetti sta lavorando?

“A un altro testo francese, una bellissima storia in cui gli attori devono dare l’anima nell’interpretare il proprio ruolo. Lavorare con l’attore è quello che amo di piu’ del mio mestiere”.

di Francesca Monti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...