Recensione di “Che vita meravigliosa”, il nuovo disco di Diodato

“Che Vita Meravigliosa” (Carosello Records) è il nuovo album di Diodato, vincitore del 70° Festival di Sanremo con “Fai Rumore”, del Premio della Critica “Mia Martini”, del Premio della Sala Stampa Radio, Tv e Web “Lucio Dalla” e del Premio Lunezia per il valore musical-letterario del brano.

Un disco in cui il cantautore pugliese si racconta in modo diretto e sincero, attraverso testi che si trasformano in immagini vivide e ben delineate, mettendo a fuoco il proprio vissuto e le sensazioni provate negli ultimi tempi, tra passioni e fragilità, amori, solitudini, cadute e rinascite, volgendo anche un attento sguardo alla società e ai rapporti umani.

Un viaggio lungo 11 brani che rappresenta un’evoluzione nella ricerca del suono e nella scrittura da parte di Diodato nonché la conferma del suo grande talento autorale e vocale, che prende il via con “Che vita meravigliosa”, che fa parte della colonna sonora de “La Dea Fortuna”, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, un inno alla vita in tutte le sue sfumature, perchè la vita è meravigliosa, dolorosa ma anche miracolosa.

La seconda traccia è “Fino a farci scomparire”, che racconta la fine di una storia d’amore, in cui pur sapendo che non ci sia piu’ nulla da fare, in qualche modo si resta aggrappati ai ricordi di quello che è stato finchè col tempo riusciremo a ritrovare il senso delle azioni che ci hanno portato a scomparire.

“La lascio a voi questa domenica” è ispirata a una storia vera, il suicidio di una persona nella stazione di Cattolica, con un mood allegro a fare da contrasto al tema drammatico affrontato. Attraverso questa canzone Diodato fa una riflessione sull’indifferenza della gente nella società attuale, in cui sembra essersi persa l’empatia. A seguire troviamo “Fai rumore”, un brano dalla bellezza poetica e dal testo evocativo con cui il cantautore ha vinto il Festival di Sanremo 2020, un invito ad abbattere i muri dell’incomunicabilità, a farsi sentire, a far rumore.

“Alveari” è invece caratterizzato dai synth elettronici, come a voler ricreare l’atmosfera operosa degli alveari, metafora della nostra vita che scorre quotidianamente in un equilibrio precario, in cui dobbiamo a fare i conti con le nostre fragilità. La sesta traccia si intitola “Ciao, ci vediamo”, ha un sound rockeggiante e un testo ironico che parla di un rapporto a metà tra amicizia e flirt e della consapevolezza che sia meglio interrompere questa storia prima che inizi, mentre “Non ti amo piu'” rimanda alle sonorità anni Sessanta e racconta il momento in cui la quotidianità sovrasta la vita di coppia rendendo tutto piu’ complicato e prevedibile.

“Solo” è una ballad sulla ricerca della solitudine e su quella forza distruttiva che spesso non ci permette di godere dei momenti belli, mentre “Il commerciante” è una riflessione sui rapporti umani e sulla freddezza imperante, dalla quale fortunatamente qualcuno prende le distanze. Gli ultimi due pezzi del disco sono “E allora faccio così”, che racconta la voglia di evadere dalla routine e di rimettersi in gioco, sottolineata dal suono delle chitarre elettriche, e “Quello che mi manca di te”, dedicato alla persona amata che, nonostante la storia sia finita, continua a colorare la mancanza e il silenzio attraverso il ricordo delle emozioni e dei momenti vissuti insieme.

di Francesca Monti

 

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