Intervista con Lino Musella, protagonista del film “Lei mi parla ancora”: “Di Nino, il mio personaggio, mi affascina il fatto che sia un uomo che ama essere complementare alla donna che ama”

E’ tra i più grandi attori teatrali italiani, ha vinto il premio Ubu 2019, ha lavorato al cinema con registi del calibro di Andò, Martone, Sorrentino, ha preso parte alle serie tv Gomorra e The Young Pope ed ora è tra i protagonisti del nuovo film Sky Original “Lei mi parla ancora”, diretto da Pupi Avati, che ha esordito su Sky Cinema con un ascolto di 367 mila spettatori medi. Lui è Lino Musella e in questa emozionante pellicola dà il volto a Nino da giovane.

Al centro di “Lei mi parla ancora” c’è la storia d’amore che profuma di eternità di Nino e Caterina che sono sposati da sessantacinque anni e si amano profondamente dal primo momento che si sono visti. Alla morte della donna, la figlia, nella speranza di aiutare il padre a superare la perdita di colei che ha amato per tutta la vita, gli affianca un editor con velleità da romanziere per scrivere, attraverso i suoi ricordi, un libro sulla loro storia. Amicangelo, scrittore che ha alle spalle un divorzio costoso e complicato, accetta il lavoro solo per soldi e si scontra immediatamente con la personalità di Nino, un uomo profondamente diverso da lui. Ma, poco a poco, riuscirà ad entrare nel mondo dell’anziano fatto di ricordi vividi e sentimenti pulsanti. Nascerà così tra i due uomini una complicità sincera che porterà Nino a fidarsi del suo editor e a raccontargli i suoi pensieri più profondi mentre Amicangelo imparerà quanta ricchezza nella vita di un uomo possa portare un sentimento così profondo e inattaccabile.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso abbiamo parlato con Lino Musella di “Lei mi parla ancora” ma anche delle prospettive future di cinema e teatri e dei prossimi progetti.

Musella_Ragonese_fiume

Lino, nel film “Lei mi parla ancora”, liberamente tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Sgarbi, dà il volto a Nino da giovane. Ci racconta come si è preparato per interpretare questo personaggio?

“Innanzitutto ho studiato la sceneggiatura e ho capito in quale contesto fosse inserito, è stato un lavoro delicato sia perché era un personaggio realmente esistito che aveva un percorso più ampio di quello che si raccontava nel film, sia perché dovevo evocare un attore come Renato Pozzetto che dà il volto a Nino da anziano. Pupi ha voluto considerare la coppia di giovani cercando di tenere conto ma di non farsi influenzare eccessivamente da quella di età più avanzata (Renato Pozzetto e Stefania Sandrelli), perché raccontano una stagione della vita diversa ed era importante che si instaurasse un rapporto vero tra me e Isabella Ragonese che interpreta Rina. Ho cercato, guardando come lavorava Renato Pozzetto, di mantenere il tipo di dolcezza che mi ispirava”.

E’ la prima volta che viene diretto da Pupi Avati. Che esperienza è stata?

“E’ un regista che ha una maestria, una sapienza e un coraggio nel racconto grandissimi, ama molto gli attori, sta al loro fianco, ha una forte conoscenza, esperienza e sensibilità, e lavorare con lui è stata un’opportunità di crescita per me”.

Questo film racconta una storia di amore eterno. Come definirebbe l’eternità?

“Penso che sia il primo impulso che porta l’uomo verso il bisogno di cercare la religione, ognuno di noi impara subito a morire, incontra questo fenomeno e produce il desiderio di immortalità. Sicuramente le arti e la letteratura sono esempi di eternità. L’uomo ha inventato qualcosa che perdura e il cinema è forse l’ultima grande invenzione”.

Cosa l’ha affascinata maggiormente nell’interpretare Nino?

“Mi ha affascinato il fatto che è un uomo che ama la donna, che ama essere complementare ad una personalità così forte come quella di Rina, sua moglie, non per passività ma per amore”.

musella

Ci racconta qualche aneddoto particolare legato al set?

“I set di Pupi Avati sono vivi e ricchi di aneddoti. Per lui e suo fratello Antonio non è solo un lavoro, è proprio vita e forse le riprese sono tra i momenti che amano di più, pieni di leggerezza, di ironia, di divertimento. Ricordo in particolare il giorno in cui Pupi mi ha chiesto di andare ad osservare il lavoro di Pozzetto mentre girava gli interni a Roma, a Cinecittà, due settimane prima dell’inizio delle riprese. Dopo un ciak, ero al monitor di fianco al regista e lui mi ha preso per mano, mi ha portato da Renato e ci siamo presentati”.

“Lei mi parla” ancora è andato in onda su Sky Cinema e ha riscosso un grande apprezzamento da parte del pubblico, ma in origine l’idea era di farlo uscire nelle sale. Vista l’attuale situazione qual è la sua opinione sulle prospettive di riapertura di cinema e teatri?

“Io sono contento che questo film sia uscito su Sky perché la gente aveva voglia di vederlo ed ha riscaldato il cuore di molti in questo momento. Certo, se fosse stato proiettato al cinema sarebbe stato ancora più potente, ma ora non è possibile. Per quanto riguarda il futuro bisogna capire se abbia senso aspettare qualche mese, se la soluzione sarà definitiva e si potrà ripartire come una volta, senza mascherine e distanziamento, o se invece andiamo incontro a un lungo periodo, in cui, come in questo momento, ci troviamo in una terra di mezzo dove sono state riaperte alcune attività e bisognerebbe tenere quindi conto anche dei cinema e dei teatri”.

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credit foto Mario Spada – Piccolo Teatro Milano – “Tavola tavola, chiodo chiodo”

Prima del lockdown era in scena con due spettacoli, “Nella solitudine dei campi di cotone” con la regia di Andrea De Rosa e “Tavola tavola, chiodo chiodo” da lei ideato, diretto e interpretato che nasce dalle lettere di Eduardo De Filippo…

“Sono due spettacoli molto diversi ma nati da necessità simili. Il primo con la regia di Andrea De Rosa, che ho interpretato con Federica Rosellini, è un capolavoro di Koltès, un testo di per sé astratto, infatti l’unica cosa che ci dice è che ci sono un venditore e un compratore. Nell’intenzione del regista c’era far aleggiare, interpretare, rileggere, mantenendo le stesse parole e dinamiche, una domanda sul teatro in quanto necessità di avvenimento tra te e me, tra attore e pubblico, trattando la materia in modo squisitamente astratto. Nello stesso periodo stavo lavorando su domande simili ma con un approccio concreto e mi sono concentrato sui carteggi di Eduardo relativi alla sua esperienza da impresario, in relazione a quelli che sono i fondi pubblici, a una serie di rapporti con politici su come vengono sovvenzionati i teatri e ho cercato di costruire un lavoro che parlasse dell’importanza del teatro nella nostra società”.

In quali progetti la vedremo prossimamente?

“Ho recitato ne “Il bambino nascosto” di Roberto Andò, con un bellissimo cast, e in “E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, ma anche nella serie sul quotidiano di Palermo L’Ora che dovrebbe chiamarsi “Inchiostro contro piombo” e in un film sperimentale “The Walk”, con la regia di Giovanni Maderna e Robbie Ryan come direttore della fotografia, girato in un giorno e ispirato a La passeggiata di Robert Walser”.

A proposito dei film “Il bambino nascosto” di Roberto Andò ed “E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, cosa può anticiparci?

“Sono entrambi ambientati a Napoli, nel primo c’è un ritorno da parte mia a una tipologia di personaggio che avevo sperimentato nella serie Gomorra, ha delle declinazioni diverse ma con un carattere umano simile che mi piace tirare fuori ogni tanto. E’ una sceneggiatura bella, tratta dall’omonimo romanzo di Andò. Sono invece molto curioso di vedere il film di Paolo Sorrentino che è autobiografico ed è stato girato nei luoghi della sua giovinezza”.

E poi è anche nel cast di “Qui rido io” di Mario Martone, sempre girato a Napoli…

“E’ un film con un ampio cast di attori napoletani in cui Martone ha fatto un grande ritratto di Scarpetta. Ho interpretato Benedetto Croce, un personaggio stupendo all’interno di questa vicenda perché fornisce la chiave processuale a Scarpetta per vincere il processo ed è tra i pochissimi intellettuali dell’epoca schierati dalla sua parte”.

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Con la Compagnia MusellaMazzarelli che ha fondato con Paolo Mazzarelli e con cui avete portato in scena spettacoli di successo come “Due Cani-ovvero la tragica farsa di Sacco e Vanzetti”, “Figlidiunbruttodio”, “Strategie Fatali”, ci sono progetti in essere?

“La Compagnia si fonda su un sodalizio umano e professionale che ci ha portato a fare diversi tipi di esperienze. Siamo sempre in contatto e magari cercheremo di scrivere una sceneggiatura insieme per il cinema. E poi stiamo provando a fare degli spettacoli in cui io e Paolo siamo in scena come attori ma con un altro drammaturgo e un altro regista”.

Lei ha esordito a teatro nel 1997 con “L’egiziana” da “Notre Dame de Paris” di Victor Hugo, con la regia di Guglielmo Guidi. Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che sta iniziando ora il percorso attoriale?

“Credo che oggi, rispetto all’epoca in cui sono cresciuto, quindi gli anni Novanta-Duemila, ci siano una qualità cinematografica di livello più alto e le coordinate per migliorare il nostro lavoro. Un attore non deve essere pigro, non deve accontentarsi, deve cercare di alzare sempre di più l’asticella perché il sacrificio e la qualità a lungo andare vengono premiate”.

C’è un ruolo che sogna di interpretare in futuro?

“Ce ne sono diversi ma al momento viviamo in un periodo così particolare che desidero solo tornare a stare a contatto con il pubblico, sarebbe come un ritorno a casa. E’ un sogno semplice ma così difficile”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Karasciò Consulenze Artistiche

Grazie a Nicoletta Gemmi

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