Guerra in Ucraina – Bombardato l’ospedale pediatrico di Mariupol: tre vittime e diciassette feriti

Quella di mercoledì è stata una delle giornate più tragiche per l’Ucraina, da due settimane devastata dall’invasione della Russia.

Un raid russo ha distrutto l’ospedale pediatrico di Mariupol, provocando tre vittime, tra cui un bimbo di sei anni e diciassette feriti, tra piccoli pazienti e donne in dolce attesa.

“Tutto quello che gli invasori stanno facendo a Mariupol è oltre l’atrocità. Europei! Ucraini! Abitanti di Mariupol! Oggi, dobbiamo essere uniti nel condannare questo crimine di guerra della Russia, che riflette tutto il male che gli invasori hanno portato nella nostra terra”, ha detto il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

Un attacco vile e disumano che ha provocato lo sdegno e la condanna di tutto il mondo. Vedere certe immagini strazianti di innocenti uccisi o feriti a causa della follia umana fa male al cuore e lascia attoniti e impotenti.

Intanto anche questa notte sono state lanciate bombe dagli aerei russi sul nord-est dell’Ucraina, in particolare sulla città di Okhtyrka.

Sono due milioni gli ucraini che sono riusciti a fuggire nei Paesi vicini, sfidando la neve, il freddo e i proiettili, come ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati: “Abbiamo superato lo scioccante traguardo di 2 milioni di rifugiati in fuga dall’Ucraina in soli 12 giorni, principalmente in cinque paesi confinanti. Più della metà è fuggita verso la Polonia. Dopo cinque giorni di missione sul campo in questa regione – dove ho incontrato rifugiati, operatori umanitari, soccorritori locali e governi – se da un lato sono rincuorato dall’accoglienza dimostrata, dall’altro sono profondamente addolorato per l’Ucraina ed il suo popolo. Ai confini ho visto un esodo di persone, soprattutto donne e bambini, insieme a rifugiati anziani e persone con disabilità. Sono arrivati sconvolti e profondamente colpiti dalla violenza e dai loro viaggi difficoltosi in cerca di sicurezza. Tante famiglie sono state separate senza alcun senso e, a meno che la guerra non venga fermata, la stessa tragedia colpirà molti altri. La risposta dell’Europa è stata importante; la direttiva di protezione temporanea dell’UE offre ai rifugiati sicurezza e opportunità, una possibilità concreta di stabilità in un momento di grande sconvolgimento.

La Polonia ha visto arrivare più di 1,2 milioni di rifugiati. Sia il governo polacco che le comunità locali hanno organizzato un’accoglienza lodevole e ben organizzata. Lo stesso si può dire sia della Repubblica Moldova che della Romania, che ho visitato durante la mia missione, così come di altri paesi vicini, che hanno generosamente tenuto aperte le loro frontiere. Ai confini con l’Ucraina, ho visto un’impareggiabile manifestazione di solidarietà spontanea da parte delle comunità e degli operatori umanitari di ogni paese: soccorritori locali indaffarati, montagne di donazioni raccolte, il tutto organizzato efficacemente dalle autorità di frontiera, dalle istituzioni locali e dalle comunità.

All’interno dell’Ucraina il quadro è scioccante. Le persone sono in fuga o si riparano dalla brutalità della guerra come meglio possono. Team dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme ai partner locali, stanno fornendo aiuti dove e quando possono, ma l’accesso è limitato e non sicuro. Con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, l’ONU sta cercando di negoziare passaggi sicuri, ma per farlo abbiamo bisogno che le armi tacciano”.

di Francesca Monti

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