VENEZIA79 – “The Son” di Florian Zeller con Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby, Zen McGrath, Anthony Hopkins in Concorso alla Mostra del Cinema: “E’ un film sul senso di colpa, sui legami familiari e sull’amore”

“The Son” di Florian Zeller con Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby, Zen McGrath, Anthony Hopkins, Hugh Quarshie è in Concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Un dramma che segue una famiglia che lotta per tornare unita dopo essersi sfasciata. The Son è incentrato su Peter, la cui vita frenetica con il figlio appena nato e la nuova compagna Beth viene sconvolta quando l’ex moglie Kate ricompare con il figlio Nicholas, ormai adolescente. Il giovane manca da scuola da mesi ed è tormentato, distante e arrabbiato. Peter si sforza di prendersi cura di Nicholas come avrebbe voluto che suo padre si fosse preso cura di lui, mentre si destreggia tra il lavoro, il nuovo figlio avuto da Beth e l’offerta della posizione dei suoi sogni a Washington. Tuttavia, cercando di rimediare agli errori del passato, perde di vista il modo in cui tenersi stretto Nicholas nel presente.

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“The Son è un film sul senso di colpa, sui legami familiari e, in ultima analisi, sull’amore. Volevo realizzarlo da diversi anni. Ero così determinato a raccontare questa storia che non avrei potuto raccontarne nessun’altra, né da un diverso punto di vista. È in parte ispirato a emozioni che conosco personalmente. Volevo condividerle con il pubblico perché so che molte persone si confrontano con i disturbi mentali e che la vergogna e lo stigma associati a questi problemi possono ostacolare conversazioni necessarie e talvolta vitali. Provengo dal teatro e negli ultimi anni ne ho fatto tanto e non lo abbandonerò ma voglio esplorare il cinema. Sto facendo un musical a Broadway ed è stato bello avere una settimana di pausa per essere qui a Venezia”, ha esordito in conferenza stampa Florian Zeller.

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“Avevo letto la sceneggiatura e avevo visto The Father, sono stato sempre un grande fan di Zeller e ho avuto una sensazione strana, di fuoco, ma al contempo molto bella. Così ho pensato che quella parte fosse giusta per me in questo momento della mia vita. Ho scritto al regista e gli ho detto se aveva già trovato un attore per quel ruolo e in caso contrario che mi avrebbe fatto piacere interpretarlo. Tutti noi abbiamo bisogno di una madre, di un padre, di una persona che ci guidi. Il film mostra quanto possiamo essere isolati quando parliamo di malattie mentali. Per molti anni come genitori abbiamo dovuto essere forti e indipendenti, sono padre di due ragazzi di 17 e 22 anni e spero che questo film porti ad un dibattito che faccia capire che siamo tutti sulla stessa barca. La questione della salute mentale è importante in tutto il mondo”, ha affermato Hugh Jackman che nel film interpreta Peter.

“Sono stato toccato e sorpreso dall’umiltà e dall’onestà di Hugh, ci siamo incontrati su Zoom due anni fa e dopo otto minuti gli ho offerto la parte perchè ho avuto la sensazione che avesse un collegamento forte con la storia e che fosse perfetto per interpretare il ruolo che volevo offrirgli. E’ stato un viaggio molto intenso. Vedere Laure e Hugh dare vita ai personaggi è stato fantastico perchè c’era così tanto non detto. Conosciamo persone che hanno tutto quello che serve per essere felici ma devono affrontare un grande dolore, per me era importante catturare quel mistero, quella frustrazione, quel non sapere esattamente da cosa deriva”, ha aggiunto Zeller.

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“Mi sono sentita privilegiata ad essere guidata da Florian e dalla sua saggezza relativamente all’amore di un genitore che viene espresso in maniera così bella. C’è una comprensione profonda del dolore, del trauma, dell’ansia che viveva il mio personaggio attraverso il figlio. Sono grata per il modo in cui questa storia è stata realizzata, siamo usciti dalla pandemia e tutti sappiamo che questa ha portato una crisi della salute mentale che colpisce adulti e bambini nel mondo. Una delle parti più dolorose del viaggio riguarda la scoperta che anche quando ci sentiamo impotenti e soli e non abbiamo le risposte giuste possiamo rivolgerci a persone che forse possono darci delle idee perchè hanno già affrontato quella situazione e sono felice di aver potuto raccontare questa tematica”, ha detto Laura Dern.

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“Florian è un maestro nella comunicazione di ciò che non viene detto, dell’inconscio, ci sono molte esperienze interne al personaggio e sono difficili da comunicare. Il film è così bello, riesce a catturare ciò che viene represso. Ho letto la sceneggiatura di Florian e sapevo che chiedeva cosa avremmo fatto noi in quella situazione. Mi piacciono i film che fanno domande difficili e al regista piace entrare nei meandri complessi del nostro essere. Quando pongo quei quesiti anche a me stessa e vedo che altri si fanno le stesse domande mi sento meno sola”, ha dichiarato Vanessa Kirby.

“Quell’isolamento e quella confusione che sente eil mio personaggio erano sufficienti per trovare il dolore necessario. Zeller mi ha aiutato tanto. La scena in cui dico “non abbandonarmi” mi riporta alla mia infanzia. Lauren e Hugh hanno reso facile il lavoro e li ringrazio per la loro accoglienza”, ha detto Zen McGrath.

di Francesca Monti

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