Intervista con il Maestro Gianni Mazza: “La musica è curativa, è amore, gioia, è lo specchio di quello che pensi”

“Un giorno mi è venuto in mente di cominciare a mettere ordine nella mia vita, riorganizzando i fatti in una sequenza più o meno reale. Evidentemente c’è stato qualcosa che mi ha intrigato, così ho iniziato a scrivere”. Si intitola “Non mi ricordo una Mazza – Trattato di amnesia consapevole”, il primo libro di Gianni Mazza, edito dalla Bertoni Editore, che si rivolge agli amanti della storia della musica italiana, delle storie di costume della nostra società ma anche ai curiosi.

Il Maestro con l’autoironia che lo contraddistingue, tenta di ricostruire una carriera di oltre sessant’anni, ripercorrendone tutte le tappe: i suoi esordi e le prove col gruppo nel salottino di casa, le prime esperienze come compositore, le tournée in giro per il mondo con Little Tony, gli spettacoli teatrali, la televisione. Tra burle e provocazioni scrive un Trattato di amnesia consapevole in cui non dimentica di raccontarsi come uomo, oltre la musica, attraverso gli affetti, le passioni e i rapporti costruiti negli anni con gli artisti che con lui hanno via via collaborato.

Pianista, compositore, arrangiatore e Direttore d’orchestra, Gianni Mazza ha suonato in diversi gruppi musicali, ha avuto esperienze come cantante, ha scritto pezzi e arrangiato dischi per numerosi artisti, ha curato la colonna sonora di alcuni film e ha diretto le orchestre di trasmissioni televisive dall’enorme successo, lavorando tra gli altri con Nanni Loi, Corrado, Renzo Arbore, Giancarlo Magalli, Mara Venier, Fabrizio Frizzi, Claudio Lippi, Amadeus e il grande regista Michele Guardì.

Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con il Maestro Gianni Mazza parlando del suo libro, dei ricordi legati ai programmi a cui ha preso parte, ma anche della musica attuale e dei prossimi progetti.

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Maestro, è uscito il suo libro autobiografico “Non mi ricordo una mazza”, ci racconta com’è nata l’idea?

“C’era il covid, eravamo reclusi in casa, non si poteva fare nulla, ho provato con le parole crociate ma mi hanno dato poca soddisfazione, non avevo a disposizione nemmeno il cane da portare fuori e quindi non sapevo cosa fare. Un giorno mi è venuto in mente di cominciare a mettere ordine nella mia vita, cosa impossibile (sorride), riorganizzando i fatti in una sequenza più o meno reale. Evidentemente c’è stato qualcosa che mi ha intrigato, così ho iniziato a scrivere, forse per realizzare uno spettacolo teatrale, ho cercato nelle canzoni una storia e poi è nato il libro “Non mi ricordo una mazza””.

Nel libro racconta che sua nonna è stata fondamentale nell’avvicinarla alla passione per la musica…

“M’hanno fatto studiare, altro che passione (ride). La musica è bella ma a me lo studio non è mai piaciuto tanto. I miei genitori lavoravano e tornavano a casa a pranzo e a cena, quindi ho vissuto con mia nonna materna, che era una “carabiniera” buona, non si poteva deviare da quello che lei voleva. Aveva in casa un pianoforte e mi ha fatto studiare questo strumento, così come era accaduto con mio zio che suonava il boogie woogie e le canzoni napoletane e con mia mamma che preferiva le opere classiche. A 7 anni la nonna mi ha portato a lezione privata da una professoressa e le sarò sempre molto grato. Le posso raccontare un aneddoto?”.

Certo, molto volentieri…

“Io abitavo al primo piano e quando mia nonna scendeva a fare la spesa rimanevo a casa a studiare le materie scolastiche o il pianoforte. Sapevo più o meno quanto tempo sarebbe stata fuori, quindi mentre non c’era ne approfittavo per suonare le canzoni napoletane e ogni tanto mi affacciavo per vedere se la nonna stesse rientrando. Quando compariva ricominciavo a fare gli esercizi. Crescendo poi avevo delle amiche molto simpatiche e carine, in particolare due sorelle italiane, che però amavano la bossa nova, la musica sudamericana, venivano a casa nostra e io suonavo e loro cantavano. Ogni volta, ad un certo punto, arrivava mia nonna e diceva loro di andare via perchè dovevo studiare (sorride)”.

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E’ un libro che si legge, si guarda e si ascolta, infatti ci sono anche splendide foto della sua carriera e i QR Code per ascoltare i brani…

“Avvicinando il cellulare ai QR Code si possono sentire i brani, le sigle dimenticate, che ho fatto in passato quando ero agli inizi e che erano nascoste nelle cartelle del pc. Per quanto riguarda le foto è stato faticoso trovarle e scegliere quelle da inserire nel libro. Ho comunque cercato di usare sempre l’ironia, ad esempio quando dico che sono nato a Roma come testimonianza non ho messo l’immagine di un documento ma quella di una buca in strada dove sono entrato e ho perso una gomma dell’auto”.

All’inizio della sua carriera ha girato il mondo in tour con Little Tony…

“Ho dei bellissimi ricordi legati ai tour con Little Tony. Eravamo tutti giovani, si guadagnava pure parecchio, si andava in giro per il mondo, ci si divertiva facendo musica ed eravamo spensierati”.

Poi è arrivato l’incontro con Corrado e la prima esperienza televisiva…

“Quando ho smesso di lavorare con Little Tony, ho cominciato a fare molti dischi e sonorizzazioni per i programmi giornalistici della Rai e le mie musiche passavano spesso in tv. Stavo sempre in sala di incisione, ero abbastanza richiesto a quel tempo e lì ho conosciuto Corrado perchè aveva bisogno di un pezzo per la sigla di Fantastico 8. Così nacque il brano “Carletto” che ebbe un discreto successo. L’anno successivo Corrado è passato alla Fininvest, si è ricordato di me e mi ha chiesto di prendere parte a “Ciao gente”. E’ stato il primo programma televisivo che ho fatto, con grande paura e timidezza, ed è stato bellissimo perchè mi ha insegnato tante cose e mi ha messo alla prova. In quegli anni Berlusconi era al massimo della sua potenza e quindi i budget a disposizione erano alti, così facevamo cose grandiose, con orchestre composte da giovani musicisti che provenivano dai Conservatori. Successivamente ho collaborato anche, tra gli altri, con Gianfranco Lombardi e Pippo Caruso”.

E poi è stata la volta del sodalizio con Renzo Arbore che l’ha voluta con sè in tanti programmi di successo…

“Ci conoscevamo già ma non avevamo mai lavorato insieme. Abbiamo realizzato il primo disco di Renzo dal titolo “Prima che sia troppo tardi” e poi mi ha voluto con lui in vari programmi tv, fino ad arrivare a “Cari amici vicini e lontani”, che la Rai fece condurre ad Arbore per celebrare un anniversario della radio, a “Quelli della notte” e “Indietro tutta” che ebbero un grandissimo successo”.

Tra le varie esperienze della sua carriera c’è stata quella al Festival di Sanremo nel 1991 tra le Nuove Proposte con “Il lazzo”…

“Io scrivevo canzoncine per le serate, per ridere un po’, per far divertire la gente e tra queste c’era anche “Il lazzo”. Ricordo che avevo fatto un provino con base e microfono registrandolo su una cassetta che è finita nelle mani della Commissione del Festival di Sanremo. Il brano è piaciuto e mi sono ritrovato a gareggiare nelle Nuove Proposte, nonostante non fossi giovane e fossi già conosciuto. Mi sono divertito da impazzire e mi è dispiaciuto quando sono stato eliminato ma fa parte del gioco. E’ stata una bellissima esperienza”.

Tra le trasmissioni che l’hanno vista protagonista c’è stata anche “Scommettiamo che…?” con Milly Carlucci e Fabrizio Frizzi…

“Dopo Sanremo la Rai mi ha chiesto di fare da copresentatore in chiave musicale delle varie scommesse a “Scommettiamo che…?” e ho conosciuto Michele Guardì, Fabrizio Frizzi, Milly Carlucci, che era ed è una conduttrice fantastica, brava, precisa, sa tutto a memoria e non sbaglia mai. Sono stati anni faticosi ma stupendi. Mentre con Renzo si giocava, si improvvisava, con Guardì la vita era diversa, bisognava pedalare e scrivere tutto. Facevamo delle prove estenuanti. Poi sono arrivate l’esperienza con Mara Venier a “Domenica In” e altri programmi con la regia di Guardì, da “Piazza Grande” a “Mezzogiorno in Famiglia””.

Le va di regalarci un ricordo dell’indimenticabile Fabrizio Frizzi?

“Con Fabrizio abbiamo lavorato tanti anni fianco a fianco e a volte uscivamo assieme al di là del lavoro. In quegli anni lui era sposato con Rita Dalla Chiesa e io con la mia ex moglie. Ai tempi di “Scommettiamo che…?” oltre alla serata del sabato, andavano in onda tutti i giorni delle pillole di trenta minuti dal titolo “Prove e provini” con scommesse minori, che erano ugualmente impegnative. Registravamo le cinque puntate settimanali il lunedì pomeriggio, erano giorni pazzeschi e tra una puntata e l’altra bisognava cambiare abito. Fabrizio era davvero una persona eccezionale, era buono, fin troppo, attento a non dar fastidio, a non mettersi davanti e oscurare gli altri, sempre pronto a volersi divertire. Ricordo che quando non c’era Guardì che faceva da guardia giocavamo a palla nello studio del Teatro delle Vittorie dove erano passati Mina, Totò, Sordi… Fabrizio avrebbe voluto fare il cronista sportivo e mentre giocavamo faceva la cronaca della partita. Eravamo spensierati ed era bello lavorare con lui. Avevamo per le mani un programma molto amato che faceva 11-12 milioni di spettatori in media, nonostante ci fosse la concorrenza”.

Qual è il complimento più bello che le ha fatto il pubblico?

“Quando incrocio le persone per strada mi riconoscono e quindi devo stare attento a quello che faccio, ma vedo che mi sorridono, mi vogliono bene e mi ringraziano perchè ho regalato loro dei momenti felici. Un complimento migliore non potrebbe esserci”.

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Cosa ne pensa della musica attuale?

“La musica cambia con il passare del tempo. Prima c’erano il boogie woogie e lo swing, poi è arrivato il rock che ha fatto muovere le gambe a tutto il mondo, con grandi artisti, quindi è stata la volta del blues con le sue contaminazioni. La musica si nutre di tutto ciò che è avvenuto e che potrebbe avvenire. Oggi si possono sentire cose belle e pregevoli ed altre orrende. C’è una grandissima esposizione musicale, si produce tanto ma si vende poco. Ci sono canzoni che vengono fatte appositamente per passare in radio o per ottenere streaming, come quelle in stile reggaeton che arrivano puntualmente a giugno ogni anno e funzionano perchè ci danno allegria. La musica è anche curativa, uno la usa come vuole, in base al momento che sta vivendo. La musica aiuta, è amore, gioia, è passatempo, per chi la ascolta e per chi la fa. E’ lo specchio di quello che pensi. Io ho cominciato a comporre usando i miei stati d’animo”.

A quali progetti sta lavorando?

“Il 3 e 4 novembre farò due concerti con l’Orchestra Sinfonica del Molise, nata da poco e con cui ci sono grandi progetti, in cui ricorderemo Fred Bongusto, che era originario di Campobasso. Inoltre ho scritto una nuova canzone, ironica, che ho già inciso e per la quale vorrei realizzare un video. Infine, oltre alla promozione del libro, con un gruppo più piccolo vado a suonare nei jazz club di Roma, dove posso anche chiacchierare con il pubblico, raccontando fatti attinenti alla musica in modo divertente”.

di Francesca Monti

Grazie a Mauro Caldera

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