VENEZIA80: “L’ordine del tempo”, il nuovo film di Liliana Cavani: “Spero venga percepito come interessante”

E’ stato presentato Fuori Concorso alla 80. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia “L’ordine del tempo”, il nuovo film di Liliana Cavani che ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera nel corso della cerimonia d’apertura della kermesse.

La pellicola, prodotta da Indiana Production, Vision Distribution, Gapbusters e Rai Cinema, vede protagonisti Alessandro Gassmann, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Ksenia Rappoport, Richard Sammel, Valentina Cervi, Fabrizio Rongione, Francesca Inaudi, Angeliqa Devi, Mariana Tamayo, Alida Baldari Calabria, Angela Molina.

E se scoprissimo che il mondo potrebbe finire nel giro di poche ore? È quello che accade una sera a un gruppo di amici di vecchia data che, come ogni anno, si ritrova in una villa sul mare per festeggiare un compleanno. Da quel momento, il tempo che li separa dalla possibile fine del mondo sembrerà scorrere diversamente, veloce ed eterno, durante una notte d’estate che cambierà le loro vite.

“Io e lo sceneggiatore Paolo Costella avevamo letto L’ordine del tempo di Carlo Rovelli e ci sembrò bello condividere la scoperta di quel testo fascinoso e un po’ inquietante con un film.
La vita è una specie di “viaggio” che noi umani facciamo nell’Universo secondo un programma che non abbiamo scelto ma che accade, così come tutto accade, secondo “l’ordine del tempo”. Per questa avventura ho avuto attori e attrici bravissimi, capaci di esprimere, con grande autenticità, la varietà di emozioni che il racconto richiede.
Ciascuno di loro ha trovato la giusta misura per raccontare paura, nostalgia, stupore, incertezza, speranza. E’ un film di recitazione e questa sintonia che si è creata con il cast ha permesso di avere un’atmosfera di leggerezza, non noia, ma curiosità e spero venga percepito come interessante”, ha dichiarato in conferenza stampa Liliana Cavani, colta, lucida, ironica, che è stata premiata con il Leone d’Oro alla carriera nella cerimonia d’apertura e che ha partecipato alla Mostra di Venezia già nel 1965 con “Philippe Pétain: Processo a Vichy”, Leone di San Marco per il documentario, e poi più volte con Francesco d’Assisi (1966), Galileo (1968), I cannibali (1969), tra gli altri, fino a Il gioco di Ripley (2002) e Clarisse (2012). 

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credit foto La Biennale

“La prima volta a Venezia ero con il documentario “Philippe Pétain: Processo a Vichy”, avevo molto materiale fotografico ma era uno dei primi progetti in cui si parlava della seconda guerra Mondiale. Per mesi ho dovuto guardare tutto quello che era successo, basta pensare a 9 milioni di persone morte nei campi di sterminio. Il mio cinema seguente penso abbia risentito di questo passaggio attraverso la storia. Poi sono tornata alla Mostra del Cinema con Francesco d’Assisi. Io arrivo da una famiglia atea e lo conoscevo tramite le letteratura, Il Cantico delle creature e La Divina commedia di Dante. Per me fu una rivelazione dopo aver letto il libro di un teologo trovato per caso in una bancarella. Il film forse che mi ha dato più soddisfazione è “Il portiere di notte” con Charlotte Rampling, perché ha creato stupore vista l’accoglienza sia da parte mia che da parte degli attori, ho aggiunto delle scene in corso d’opera e questa libertà è stata importante per me perchè ho capito il film mentre lo facevo in quanto l’avevo dentro e venivo da tante ore di storia umana che avevo visto. Scegliere gli attori giusti è essere già a metà strada. Il film è un dialogo con il prossimo”, ha concluso la regista.

La parola è poi passata al cast, a cominciare da Edoardo Leo: “Questo lavoro è stato un caso raro in cui la storia dei personaggi si è appiccicata addosso, siamo stati per un mese a Sabaudia in questa casa e ci siamo fatti le domande dei protagonisti, cioè cosa faresti se questi fossero i tuoi ultimi giorni. Siamo abituati alla velocità sul set, invece spesso la mattina parlavamo con Liliana sul senso dei personaggi e i primi giorni ci chiedevamo quando avremmo girato ma poi magicamente queste riflessioni ci entravano dentro. Credo di aver imparato tanto e sono stato investito da un’energia nuova ed è meraviglioso che arrivi dalla decana dei nostri registi”.

Claudia Gerini ha commentato: “E’ stato formativo perchè ogni attore è una piccola sinfonia, declinata in tantissime forme, in particolare il mio personaggio crea questa casa, dà da mangiare agli amici, li abbraccia e questi si trovano costretti a ragionare quasi con il cuore perchè non si può fare niente in quella situazione, a parte tirare fuori l’umanità. Spesso quasi teatralmente ci mettevamo a rivedere le scene, ad ascoltare Liliana ed è bello lavorare senza avere fretta. Ci sono state difficoltà, anche una tromba d’aria ma tutto ha fatto parte di questo non controllo che i personaggi hanno. Su questa Arca di Noè di legno siamo andati incontro ad un futuro che non sapevamo cosa ci avrebbe offerto. Sono tutti personaggi che rivelano e grazie ai quali rispetto all’altro capisce chi è”.

Xenia Rappoport ha aggiunto: “Questo film è stato una salvezza, mi ha aiutato a sopravvivere in un momento difficile della mia vita e sono grata a Liliana che mi ha fatto fare questo ruolo di Paola che alla fine trova se stessa, scopre che i suoi sentimenti sono importanti e che l’amore è la cosa fondamentale. Per fare un figlio e farlo crescere ci sono nove mesi della gravidanza e poi due-tre anni di allattamento, poi le preoccupazioni legate all’educazione, a farlo crescere bene, poi l’adolescenza e la tempesta ormonale, la maturità, la creazione di una famiglia, quindi viene mandato in guerra e dopo due giorni non esiste più. Per me è questo l’ordine del tempo dei nostri giorni”.

Richard Sammel ha chiosato: “Ho avuto la chance di leggere il libro un anno prima e le mie domande private si sono sovrapposte a quelle del personaggio che interpreto. Le domande esistenziali che spesso ci sfuggono trovano la loro urgenza nel film, specialmente nelle relazioni tra i personaggi. Ho l’impressione di aver imparato molto sia umanamente che professionalmente. Io sono arrivato due settimane dopo l’inizio delle riprese, e ci ho messo un po’ per capire cosa fare, poi quando avevo pensato anche di partire sono entrato nel personaggio”.

di Francesca Monti

credit foto La Biennale

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