“All’inizio della storia il mio personaggio è un’imprenditrice molto quadrata, una donna di successo, poi succede qualcosa nella sua vita che la sconvolge completamente, perde quasi la sua identità e deve ricrearne una nuova, come se nascesse una seconda volta”. Barbora Bobulova è la protagonista nel ruolo di Giovanna del film di Mimmo Verdesca “Per il mio bene”, prodotto da Rodeo Drive con Rai Cinema, nelle sale dal 5 dicembre.
Giovanna è una donna forte, autonoma, guida fieramente l’azienda di famiglia e cresce da sola una figlia adolescente. La sua vita scorre solida, fino a quando non scopre di avere una malattia e per la prima volta ha bisogno di qualcuno. Cerca all’interno della famiglia un donatore compatibile, ma sua madre le confessa che non è possibile in quanto è stata adottata. Giovanna non sa più chi è, vorrebbe risalire alle sue vere origini ma si scontra con una legge complicata. Quando il tribunale le comunica che sua madre biologica si rifiuta di aiutarla, Giovanna decide di aggirare le regole, rintraccia la donna e si presenta da lei, decisa a farsi conoscere. Inizia tra loro un rapporto fatto di poche parole, gesti ruvidi e affetto. Anna lentamente si apre, inizia a fidarsi nuovamente di qualcuno, mentre Giovanna si dimentica del motivo di salute che l’ha spinta fin lì, per inseguire un bisogno di verità molto più profondo.
Barbora, nel film “Per il mio bene” interpreta Giovanna. Ci racconta come è entrata nel corpo e nell’anima di questo personaggio così sfaccettato e intenso?
“Interpretare Giovanna è stato un viaggio molto intimo e introspettivo. All’inizio della storia è un’imprenditrice molto quadrata, una donna di successo, vincente, poi succede qualcosa nella sua vita che la sconvolge completamente, le si apre davanti una voragine e deve rimettere tutto in discussione. Perde quasi la sua identità e deve ricrearne una nuova, come se nascesse una seconda volta. E quindi è un viaggio anche in un certo senso spirituale per lei”.
In questo viaggio interiore ha scoperto qualche lato di sé che magari ancora non conosceva…
“Semmai è Giovanna che ha scoperto qualche lato di sè (sorride). Di solito, almeno per me, funziona al contrario, nel senso che faccio scoprire al personaggio e gli regalo qualcosa di me, che magari non ho dato a quelli che ho interpretato in precedenza”.
Allora le chiedo cosa ha regalato a Giovanna?
“Siccome è un viaggio anche molto doloroso, non è stato proprio semplicissimo, mi sono lasciata guidare dal regista, perché non ho mai vissuto situazioni simili. Mi ha aiutato tantissimo lavorare con due grandi attrici come Stefania Sandrelli e Marie Christine Barrault, con cui veniva abbastanza naturale e spontaneo interpretare questi personaggi, anche perché ci siamo preparati prima delle riprese, abbiamo fatto tante letture, abbiamo analizzato il testo e poi sul set succedevano quei piccoli miracoli grazie a questa affinità che si è creata tra noi donne”.

credit foto Francesca Fago
Nel film c’è una scena in cui Giovanna è in auto con la figlia Alida e le dice “se hai un talento non lo devi buttare via, non voglio che tu abbia rimpianti”. Quanto è concorde con queste parole?
“E’ un dialogo che potrebbe avvenire tra qualsiasi madre e figlia. Credo che tutte le madri, me compresa, cerchino di aiutare le proprie figlie, di trasmettere degli insegnamenti affinché non facciano i loro stessi errori, per il loro bene, come dice il film”.
“Per il tuo bene” affronta tante tematiche diverse, dall’identità ai rapporti madre-figlia, alla ricerca delle proprie radici, alla maternità. Quanto oggi il cinema e le arti in generale possono essere un mezzo per scuotere le coscienze del pubblico?
“Credo che l’arte e la cultura abbiano proprio questa funzione. Se uno va a vedere un bel film o una bellissima mostra entra in un mondo un po’ meno razionale. Mi sembra che ormai la nostra società si basi sempre più sui numeri, sull’economia, non si parla d’altro, ma non siamo tutti più felici, non stiamo tutti meglio, anzi… Quindi la cultura è proprio la linfa, la società non potrebbe sopravvivere solo sui numeri o sull’economia. Abbiamo bisogno di sentire la musica, di guardare i film, di ammirare i quadri. Da quando è nata la civiltà, l’uomo è sempre stato un grande creatore. I numeri ti portano soltanto a fare i calcoli, l’arte invece fa riflettere le persone, quindi non possiamo farne meno”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Viviana Ronzitti
