“Se penso al mio personaggio, Lidia, la versione attuale, più consapevole e sicura di sè, mi assomiglia maggiormente, mentre quella fragile e vulnerabile della prima stagione rappresenta una fase che ho vissuto ma che ora non fa più parte di me”. Profondità, autenticità, dolcezza: Aurora Ruffino è tornata a vestire i panni di Lidia nella serie “BlackOut 2 – Le verità nascoste”, in onda su Rai 1 il martedì sera (il 4 febbraio ci sarà il gran finale), una coproduzione Rai Fiction-Èliseo Entertainment, prodotta da Luca Barbareschi, con la regia di Fabio Resinaro e Nico Marzano.
Nell’innevata Valle del Vanoi Lidia, unica tutrice della legge, viene presto affiancata e sostituita nel suo ruolo di capo da Federica (Adele Dezi), più alta in grado e porta avanti il suo percorso di auto-scoperta e ritrovata fiducia in se stessa. Se nel corso della prima stagione era passata dal rifiuto della maternità e del suo ruolo di Carabiniera al proteggere la vita che porta in grembo e al reindossare la divisa, in questa seconda stagione si apre all’amore con Karim e col piccolo Hamid (Samil Foudali).
Aurora Ruffino ha recentemente pubblicato per Rizzoli il suo primo romanzo, “Volevo salvare i colori”, una storia delicata e toccante, un viaggio dell’anima per imparare a volersi bene e ad amare. La protagonista è Vanessa, vent’anni, che decide di scappare di casa per intraprendere un viaggio sulle tracce del tragitto migratorio della Vanessa del Cardo, una farfalla speciale che porta il suo stesso nome e che attraversa l’Europa partendo dalla Norvegia per arrivare, infine, in Marocco. La ragazza ha il cuore colmo di dolore e la convinzione di non meritare un posto nel mondo. Ha vissuto gli anni dell’adolescenza logorata dalla rabbia e dall’odio verso se stessa, colpevolizzandosi per la perdita della persona più importante: sua madre. L’impossibilità di accettare quel lutto la spinge a partire, a fuggire da coloro che ama per evitare di contagiarli con la sua “sfortuna”, alla ricerca di un senso nella propria esistenza. Durante quest’avventura, Vanessa incontrerà amici, s’innamorerà e farà esperienza di molte “prime volte”. Il viaggio più importante, però, sarà quello interiore, che la porterà a scoprire l’amore di sé e a capire che l’unico modo possibile per onorare i ricordi dei propri cari è imparare a volersi bene e a prendersi cura di se stessi.
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Aurora, in “BlackOut 2” è tornata a vestire i panni di Lidia, che abbiamo ritrovato più centrata, maturata…
“E’ stato bello tornare su quel set che ho amato molto, con un cast numerosissimo, con cui si è creato un legame speciale. Nella prima stagione abbiamo visto Lidia nella sua fragilità, nella sua vulnerabilità, in quanto il giorno della valanga ha perso l’uomo che amava, che tra l’altro era già sposato e aveva dei figli, e ha scoperto di essere incinta. Inoltre si è ritrovata dentro questo hotel dove sono avvenuti degli omicidi e lei era l’unica rappresentante delle Forze dell’Ordine e quindi ha vissuto una pesante crisi esistenziale. Alla fine Lidia è riuscita a superare quel momento difficile anche grazie al piccolo Hamid, questo bambino verso il quale si sente responsabile e quindi ha deciso di portare avanti la gravidanza e di cercare di fare del suo meglio per salvare le persone. Nella seconda stagione la ritroviamo con quel tipo di energia, nel pieno del suo senso di responsabilità, della sua determinazione, della sua missione”.
Si è ritrovata di più nella Lidia della prima stagione o in quella della seconda?
“La Lidia che mi assomiglia è quella attuale, più consapevole e sicura di sé, mentre quella della prima stagione rappresentava una fase che bene o male tutti attraversiamo, che ho vissuto anch’io ma che ora non fa più parte di me”.
In questa seconda stagione ha fatto il suo ingresso Federica, giovane ispettrice di Polizia, più alta in grado rispetto a Lidia, che gestisce l’evacuazione degli ospiti dall’hotel “Cima Paradisi”…
“Tra i soccorritori arrivati in hotel c’è Federica, una donna forte, ancora più sicura e risoluta di Lidia, più alta in grado e quindi il mio personaggio fa un passo indietro, si lascia guidare in qualche modo, si sente sollevata dal fatto di non essere sola e che ci sia qualcuno con cui poter dividere la responsabilità. Non tutto però è come sembra. Giovanni (Alessandro Preziosi) infatti ha dei dubbi sui soccorritori”.
E poi c’è Karim che è innamorato di Lidia…
“Karim le vuole molto bene, vuole prendersi cura di lei e del figlio che aspetta anche se non è il padre, ma Lidia non è abituata ad avere un uomo così al suo fianco. Essendo cresciuta senza strutture, senza la presenza paterna, è sempre andata alla ricerca di quel tipo di assenza nelle relazioni. Dapprima rifiuta Karim però poi piano piano si lascia andare”.
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Il sottotitolo di questa seconda stagione della serie è Verità nascoste, quanto è importante per lei il concetto di verità?
“Autenticità e verità sono la chiave e il segreto per vivere una vita vera e serena. Io sono stata una bugiarda per moltissimi anni, dicevo bugie in continuazione, per qualsiasi cosa, perché avevo paura di essere me stessa, di perdere le persone che amavo, di trovarmi sola. Si mente perché si teme che dicendo la verità si perda qualcosa, che sia una relazione, una persona, un affetto, ma quando inizi a fare un lavoro su te stesso, perché amare se stessi significa essere autentici, avere il coraggio di capire cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male e prendere delle decisioni per il nostro bene, allora non riesci più a dire le bugie. L’autenticità è la vera libertà. Poi capiterà magari di perdere delle persone, che però stanno naturalmente facendo spazio ad altre che invece sono pronte ad accettarti così come sei”.
Ha scritto il romanzo “Volevo salvare i colori”, che contiene anche alcuni punti di contatto con la sua storia personale. Quando è nata l’idea?
“Ho scritto la prima pagina nel 2015, sul set de I Braccialetti rossi, senza pensare però ad un libro, senza sapere se tenerla per me o provare a svilupparla. L’avevo immaginata come un monologo, poi negli anni mi è rimasto dentro questo tema e l’idea della storia di questa ragazza che perde la madre alla nascita, deve fare i conti con il dolore e trovare il suo modo per elaborare il lutto. Così ho iniziato a scrivere e ho scelto il nome Vanessa per la protagonista che è appassionata di farfalle perchè non hanno bisogno di una madre per nascere. Ho fatto poi delle ricerche e ho scoperto che esiste la Vanessa del Cardo, che attraversa l’Europa partendo dalla Norvegia per arrivare in Marocco. Mi è sembrata una sincronicità meravigliosa, così ho deciso di farle fare lo stesso viaggio e da lì è nato tutto”.

Vanessa intraprende questo viaggio verso la Norvegia che poi la porta in vari paesi Europei per arrivare a Rabat, in Marocco, lei ha fatto lo stesso viaggio dopo aver scritto questo libro…
“Ho intrapreso il viaggio due anni dopo aver scritto il libro, però non è stato continuativo come quello di Vanessa, ho dovuto fare delle tappe, sono stata in Norvegia, poi in Danimarca, in Germania, Francia, Spagna e così via. E’ stata un’avventura incredibile in cui mi è capitato di incontrare i personaggi presenti nel libro. In Norvegia ad esempio per fare la scalata a Trolltunga ho soggiornato in un campeggio e a un certo punto ho visto questo ragazzo norvegese che lavorava lì ed era uguale a Thomas, che fisicamente nel romanzo non è descritto come biondo, con gli occhi azzurri, ma ha una fisicità particolare. Il giorno dopo questo ragazzo si è seduto vicino a me mentre pranzavo e ha iniziato a raccontarmi la sua storia, ed era esattamente quella che avevo scritto io su Thomas. Non ci potevo credere, lui nemmeno. In quel momento ho capito il senso di una frase che un mio amico mi disse anni fa: le intuizioni sono memorie del futuro”.
Le è mai capitato di fare un viaggio per rimettere a posto le cose, per ritrovare se stessa come accade a Vanessa?
“In verità non avevo mai viaggiato da sola prima di questo viaggio legato al libro. E’ stato interessantissimo, bello e complesso perché emergono delle cose profonde di te. Quindi è un’esperienza personale che consiglierei assolutamente a tutti”.
Che cosa è emerso di lei in questo viaggio che ancora non aveva colto?
“Sono emerse tante cose legate a situazioni di cui magari ho paura, o ad alcune relazioni un po’ complesse. Quando sei da solo e viaggi in qualche modo riesci ad andare in profondità relativamente a questioni che risalgono anche a diversi anni fa ma che hai sempre messo da parte per dare precedenza ad altro nella frenesia della vita quotidiana”.
Leggendo il libro mi sono segnata alcune frasi pronunciate da Vanessa: “qualsiasi cosa succeda io non ho paura …
“L’importanza di non avere paura è un aspetto che è emerso in me negli ultimi anni, quando ho intrapreso un percorso interiore di ricerca sul senso della vita, anche filosofale, spirituale. Quando inizi a fare i conti, ad accettare che la sofferenza e il dolore fanno parte della nostra condizione umana, che sono delle esperienze di vita esattamente come la gioia e quelle cose che sono definite positive, quando fai pace con il concetto di morte, che è naturale esattamente come la nascita e che non ha per forza un’accezione negativa, allora non hai più paura. A volte non facciamo determinate cose per il timore di fallire, di sbagliare, di non essere amati, di non essere apprezzati. Quando ci ricordiamo che dobbiamo morire tutti i problemi diventano piccoli, di poco conto. Penso quindi che sia importante agire in base a quello che sentiamo dentro di noi e godersi il presente”.
“Quando dai alla vita la possibilità di sorprenderti succedono cose incredibili” è il titolo di un capitolo del libro…
“Quando si ha il desiderio di fare qualcosa, di creare anche se non sai dove ti porterà, se hai il coraggio di ascoltarti e seguire il tuo intuito, in qualche modo la vita ti fa da specchio e ti sorprende. E’ incredibile, sembra quasi una magia, come è accaduto a me quando ho incontrato quel ragazzo norvegese che era identico a Thomas, il personaggio del mio libro”.
Un’altra frase molto significativa è “devi imparare a proteggerti anche da te stesso” …
“Soprattutto da te stesso. Siamo i più grandi nemici di noi stessi, con i pensieri negativi, i dubbi, il nostro essere così severi e critici. Si parla tanto dell’amore per l’altro, di altruismo, ma ci si dimentica dell’amore per se stessi. A meno che non abbiamo dei figli piccoli che hanno bisogno di noi per sopravvivere, siamo responsabili solo del nostro stato e della nostra vita, di come stiamo. Se ho degli amici che mi trattano male, non è colpa loro ma mia che nonostante tutto continuo a frequentarli. Dobbiamo chiederci quindi: quali sono le ferite che mi portano a cercare un tipo di relazione in cui non sono trattata con rispetto? Invece tendiamo a confondere l’altro con il nemico. Quando si comprende questo abbiamo già fatto un enorme passo avanti”.

credit foto Erica Fava
“Tutte le esperienze che viviamo ci saranno utili per diventare le persone che siamo destinate ad essere”. Quanto le esperienze che ha fatto a partire da La solitudine dei numeri primi nel 2010, passando per Braccialetti rossi e tutti gli altri progetti a cui ha preso parte sono stati utili nel forgiare la sua personalità?
“Ogni esperienza che facciamo aggiunge alla nostra struttura emotiva, psicologica, fisica una parte nuova o modifica ciò che siamo e contribuisce alla nostra trasformazione, alla nostra evoluzione. Quindi tutti i lavori a cui ho preso parte sono stati preziosi”.
Quanto è stato terapeutico e anche liberatorio scrivere questo libro?
“E’ stato molto liberatorio scrivere questo libro, così come lo è recitare, solo che sono due esperienze diverse. L’attore è un esecutore, deve fare quello che gli viene richiesto, deve dire le battute che sono state scritte, quindi in qualche modo è limitato. La recitazione mi ha salvato perché ero una ragazza emotivamente repressa, nel senso che non riuscivo ad esprimere le mie emozioni negative, non riuscivo mai a piangere, anche quando guardavo i film, perché mi vergognavo. Grazie alla recitazione, con la scusa di interpretare un altro personaggio, di raccontare altre storie, sono riuscita a trovare il modo per liberarmi. La scrittura è un tipo di esperienza totalmente diversa, perché sei autentica al 100%, scrivi quello che senti, ed è una sensazione meravigliosa”.
Nel romanzo Vanessa si mette a colorare delle immagini cercando di finire in un tot di tempo per salvare quel colore dalla morte. Lei quali colori salverebbe?
“Ad oggi non voglio salvare niente perchè il concetto di dover salvare qualcosa è in lotta con il ciclo naturale della nostra esistenza, quindi vivo con curiosità la vita cercando di essere grata per quello che faccio e per le persone che ho al mio fianco e che incontro lungo il mio cammino”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Ci saranno dei progetti legati alla scrittura in diverse forme e poi ho girato una serie estone, un crime ambientato nel 1800 nelle campagne dell’Estonia. Io interpreto Maria, l’emblema della donna moderna, è molto indipendente, non si vuole sposare, si veste da uomo e aiuta questo detective a risolvere gli omicidi che avvengono in quell’area. E’ stata un’esperienza bella e divertente. La serie uscirà in Estonia, Lettonia, Lituania, Germania e credo anche in Francia, mentre non so se e quando arriverà in Italia”.
di Francesca Monti
