“Sono sempre stato abituato a interpretare dei ruoli brillanti, invece Italo è un po’ cupo, maledetto, ed è stata una gran bella scoperta”. Paolo Bernardini interpreta Italo Pierron nella serie “Rocco Schiavone 6”, in onda su Rai 2 il mercoledì sera alle 21.25, tratta dai romanzi e racconti di Antonio Manzini editi da Sellerio, coprodotta da Rai Fiction, Cross Productions e Beta Film, con la regia di Simone Spada.
In questa piacevole chiacchierata Paolo Bernardini, con entusiasmo e grande disponibilità, ci ha parlato del suo ingresso nella serie “Rocco Schiavone 6”, del suo amore per la recitazione nato grazie al film “Gangs of New York” che lo ha portato a intraprendere un percorso artistico ricco di soddisfazioni e a diventare un attore di talento, apprezzato in Italia e all’estero, ma anche della sua passione per la musica e dei prossimi progetti.
Paolo, in “Rocco Schiavone 6” interpreta Italo Pierron, fidato collaboratore di Schiavone, alle prese con la dipendenza dal gioco d’azzardo. Quali sviluppi avrà il suo personaggio?
“Italo Pierron si mette nei guai, i suoi compagni di viaggio cercano di aiutarlo in tutti i modi, ma evidentemente è perso dentro se stesso, ha questa enorme dipendenza dal gioco d’azzardo da cui è difficile uscirne, che lo porta a vivere delle situazioni sgradevoli e complicate da gestire, trovandosi coinvolto insieme ad altre persone in affari loschi. È un personaggio solo, fragile e anche quando gli amici cercano di avvicinarsi a lui è come un cane abbandonato, che abbaia e tira fuori il carattere, invece di abbassare un po’ la testa e farsi aiutare”.
Vediamo infatti che Antonio Scipioni (Alberto Lo Porto) cerca di dargli una mano perché ha capito che è ancora in difficoltà e anche lo stesso Rocco Schiavone vorrebbe aiutarlo ma ha perso la fiducia in lui…
“Rocco ha perso la fiducia in Italo, ha provato varie strategie, benevolmente parlando, e ora sta usando il distanziamento per vedere se si rende conto di quello che sta perdendo. Scipioni cerca di stargli vicino e aiutarlo ma non c’è niente da fare, Italo vuole stare con se stesso, risolvere la situazione da solo, non accetta nessun tipo di aiuto e forse sta anche un po’ comodo in questo modo di essere. Credo anche che ognuno di noi per guarire dai suoi mali debba affrontare il problema in prima persona, se inizialmente non si aiuta da solo è difficile che possa essere aiutato da altri”.
Come è stato interpretare questo personaggio all’interno di una serie così longeva e amata?
“A parte le emozioni iniziali, quando ho saputo che avevo ottenuto il ruolo, stando sul set ho trovato una gran bella energia che è stata importante per entrare nel personaggio. Avevo visto le puntate delle precedenti stagioni, sono sempre stato un fan di Manzini e dei suoi libri, e poi ci ho messo del mio, anche vedendo il mood degli altri attori che mi hanno veicolato. Mi sono trovato molto bene con tutti, a cominciare da Marco Giallini che è eccezionale”.

Dover interpretare un personaggio quale Italo, che affronta una dipendenza, che ha il vizio del gioco d’azzardo, una tematica purtroppo sempre attuale, le ha dato una responsabilità maggiore a livello attoriale?
“La tematica è importante e ho cercato di entrarci al cento per cento, sia per conoscenza personale, perché comunque gioco poco e con criterio, magari sotto le feste una partita a poker, sia avendo avuto dei conoscenti sui quali questa dipendenza è andata invece a pesare, infatti hanno perso la famiglia, il lavoro e hanno avuto varie problematiche. Certe situazioni secondo me vanno affrontate, come è stato fatto nella serie, in maniera delicata. A volte i non detti sono più importanti dei detti, le parole che usa Italo ad esempio non sono mai a caso, sono pensate, hanno un senso secondo lui e crede di aver ragione, anche se sa di essere chiaramente dalla parte del torto. Chi ha questa dipendenza però è come se non capisse, i suoi pensieri è come se fossero coperti da un velo. E’ un tunnel che non ha mai fine e chi ci finisce dentro non si rende conto della pericolosità per se stesso e anche per le persone che lo circondano”.
C’è stata una scena in particolare emotivamente più complessa da realizzare tra quelle che ha girato?
“Vi racconto innanzitutto un aneddoto molto divertente. Il mio primo ciak è stato nella prima puntata, dovevo semplicemente fare un passaggio, camminare per dieci-quindici passi, ero in piazza ad Aosta e avevo un’ansia grandissima perché era l’inizio di tutto. Il primo ciak è sempre quello che mi sconvolge, hai una troupe intorno a te di cinquanta elementi, sei la new entry e temi di inciampare e cadere, facendo una brutta figura (sorride).
Invece la scena più difficile e impegnativa da girare, emotivamente parlando, è stata il dialogo tra Italo e Ugo Casella (Gino Nardella) mentre si parla di pedofilia, un tema delicato che ho sentito molto essendo io una persona sensibile”.

Paolo Bernardini e Massimiliano Caprera in “Rocco Schiavone 6” – credit foto ufficio stampa
Cosa vanno ad aggiungere sia umanamente che professionalmente al tuo percorso il personaggio di Italo e la serie Rocco Schiavone?
“Sono sempre stato abituato a interpretare dei ruoli brillanti, invece Italo è un po’ cupo, maledetto se vogliamo, ed è stata una gran bella scoperta. Rocco Schiavone è tanta roba, ho lavorato con Marco Giallini, con Simone Spada e tanti altri grandissimi attori. E’ una serie molto seguita, ben realizzata e aver partecipato a un progetto così longevo mi ha fatto piacere. Ho dato tutto me stesso per impersonare al meglio Italo Pierron”.
Ha recitato anche in “Mameli, il ragazzo che sognò l’Italia”, nel ruolo di Raffaele Rubattino. Che esperienza è stata?
“E’ una miniserie in costume, quindi girare con 35 gradi e tutto quel velluto addosso è stato faticoso (sorride), però anche in quel caso si è creato un bellissimo rapporto con il reparto tecnico e artistico. Mi piace conoscere persone nuove su ogni set in cui lavoro. Ed è stato buffo vivere in prima persona una storia che solitamente impari a scuola”.
Tra i vari ruoli che ha interpretato al cinema, nelle serie tv e a teatro, ce n’è qualcuno che le ha dato più soddisfazione?
“Mi sono trovato bene in tutti i progetti a cui ho lavorato. A volte ci sono state delle difficoltà, ma ho preso quello che mi serviva in maniera molto umile ed eliminato ciò che non mi serviva per crescere. Quindi ogni film, ogni persona mi ha dato qualcosa. Se dovessi scegliere un ruolo ora sarebbe scontato dire Pierron, perché è l’ultimo lavoro che è uscito. Però più che ad un personaggio sono legato ad alcuni film, avendo lavorato anche all’estero e con grandi produzioni americane, al fianco di Mark Wahlberg, Michelle Williams e ultimamente di Whoopi Goldberg. Recitare insieme a queste grandi celebrità mi ha regalato un’emozione più forte. Ad esempio da quando son piccolino ho visto film come Ghost e Sister Act e quindi lavorare con Whoopi Goldberg è stato strano, avevo difficoltà a credere che fosse tutto vero. Ho deciso di fare questo lavoro perché mi sono ritrovato per tre mesi sul set di Gangs of New York, un film di Martin Scorsese, avevo 18 anni e andavo a pranzo e facevo due chiacchiere con Leonardo Di Caprio, Cameron Diaz e Daniel Day-Lewis. Da quel momento mi sono innamorato del mestiere dell’attore e ho capito che era la strada che volevo percorrere. Poi ho continuato a studiare, ho fatto la gavetta, ho lavorato come commesso, come babysitter, chi più ne ha più ne metta”.
La scintilla è scoccata dunque su quel set…
“E’ scoccata su quel set e poi da bambino mio padre mi aveva portato a vedere a teatro un musical, The Rocky Horror Picture Show, e ne ero rimasto affascinato”.
Le piacerebbe in futuro recitare in un musical?
“Da sempre ho questo desiderio, poi ho tergiversato e mi sono dedicato al cinema. Se dovesse esserci la possibilità di fare un musical, dato che adoro anche cantare, ne sarei felice”.

Che genere di musica le piace ascoltare e quale canzone assocerebbe a Italo?
“Ho un idolo assoluto che è Prince, però mi piacciono molto anche il funky, la colonna sonora di Rocco Schiavone, doce c’è lo zampino di Marco Giallini con la musica di Mark Lanegan, il rock, da Eddie Vedder ai Pearl Jam e a Chris Cornell … e adoro Jeff Buckley.
Ad Italo associerei proprio una canzone di Jeff Buckley, “Dream Brother”, contenuta nell’album Grace”.
Quali sono i prossimi progetti in cui sarà impegnato?
“Arriverà al cinema il film in cui ho recitato con Whoopi Goldberg, “Leopardi & Co.”, con la regia di Federica Biondi. Ultimamente poi ho girato ad Ancona una nuova serie tv dal titolo “Balene” di Alessandro Casale. E speriamo anche che ci sia una settima stagione di Rocco Schiavone”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Flavia Giuliani e Pamela Menichelli – Ni.Co. Ufficio Stampa
credit foto ufficio stampa
