“Tutti i cambiamenti trovano la loro origine in una scelta, in una decisione e io ho voluto darmi la possibilità di trasformare le cose che non mi stavano più bene e le ho raccontate attraverso le canzoni”. Si intitola “Risorgimento” il nuovo album di Mille, in uscita il 19 settembre. Un progetto con una produzione sonora raffinata e potente che intreccia rock, momenti punk e visioni elettroniche, mantenendo sempre uno sguardo personale, capace di fondere leggerezza e profondità, ironia e disincanto.
Ogni traccia scava nel presente per raccontare storie che aspirano al tema della liberazione da dipendenze emotive, dalle convinzioni, da vecchie identità, da paure.
Nel corso della realizzazione di “Risorgimento”, Mille (nome d’arte di Elisa Pucci) ha avuto modo di confrontarsi anche con Rachele Bastreghi dei Baustelle, che si è innamorata del progetto ed in particolare di “Tour Eiffel”, tanto da prestare la sua voce per un feat in questo brano che chiude il disco.
Elisa, partiamo dal titolo del disco, “Risorgimento” fa pensare sia al periodo storico ma anche ad una rinascita personale …
“E’ una parola che mi sta molto a cuore, perché significa tornare alla sorgente, alla vita, riconquistarsi. Quando ho scritto il disco, tra settembre-ottobre 2024 e febbraio 2025, avevo la necessità di riconquistarmi, di sentirmi, di ricompattarmi, visto che anche il periodo storico che viviamo racconta la ricerca di un’unità. E come nella storia ci sono i cicli, anche nella vita delle persone ci sono dei momenti in cui uno vuole cambiare delle cose che non fanno più a caso suo e io avevo la necessità di vedere i frutti di una mia evoluzione, di vedere il cambiamento. Risorgimento ha anche a che fare con il movimento, con la trasformazione che ho voluto scegliere di abbracciare. Tutti i cambiamenti trovano la loro origine in una scelta, in una decisione e io ho voluto proprio darmi la possibilità di trasformare tutte le cose che non mi stavano più bene e mano a mano le ho raccontate attraverso le canzoni”.
Il nuovo singolo “UMPM (un maledettissimo posto migliore)” racconta la contrapposizione tra la società in cui viviamo che tende all’omologazione, che richiede di essere sempre performanti, e una società ideale, utopica dove ognuno è libero di potersi esprimere e dove c’è una maggiore empatia …
“L’empatia sicuramente è il mezzo attraverso il quale ho imparato a rapportarmi con la gente, a non gridare, a non arrabbiarmi troppo perché vorrei fare goal anche nelle situazioni in cui non ho la certezza di avere un riscontro positivo. E’ molto più semplice andare d’accordo con chi la pensa perfettamente come te rispetto a chi ha un’idea diversa e questo maledettissimo posto migliore è essenzialmente dove mi trovo adesso, a casa mia, nella mia camera. Maledettissimo perché mi piacciono i superlativi e perché vanno un po’ a stemperare le cose che si ottengono. E’ il posto più bello che io potessi desiderare in questo momento storico, è maledettissimo perché per raggiungerlo ho dovuto faticare tantissimo e quindi è un modo anche per esorcizzare tutto quello che c’è dietro a degli obiettivi che uno si prefigge e che poi realizza. E’ una canzone che ho scritto di getto e rappresenta un po’ quella che è la quotidianità perché è piena di imprevisti anche musicalmente parlando, infatti parte in un modo per poi sfociare in un altro completamente diverso. E’ lo specchio di come io sto vivendo in questo momento storico”.
“Una lama” invece ci ricorda quanto le parole abbiano un peso e possano ferire le persone …
“Molto spesso si pensa che siano solamente i fatti a costruire la realtà, ma le parole hanno un peso e creano quello che tu vedi perché per indicare una cosa utilizzi una o più parole, più aggettivi, quindi hanno il potere di definire, di ricostruire un’azione, una realtà. Le parole ci somigliano come diceva anche Stefano Benni. Se io sono solamente sboccata e utilizzo parole brutte per indicare una cosa sto descrivendo anche un po’ di me. Per vivere in una società civile è importante imparare a farne un uso consapevole”.
“Gli amanti” invece è intrisa di malinconia…
“E’ una canzone che trasuda malinconia. Io lavoro da 18 anni con UnbertoPrimo che è il mio produttore, autore, batterista. Lui ha una famiglia, una compagna e una bambina. Un giorno stavamo lavorando in studio insieme, io avevo delineato il testo di questo ritornello e quando lui è risalito dopo aver preso il caffè al bar mi ha detto “è proprio vero che si devono fare molto spesso i salti mortali per raggiungere un po’ di felicità”. Questa frase racchiude una sorta di contraddizione perché pur di vivere meglio devo togliere qualcosa alla felicità ed è una lotta che viviamo tutti i giorni”.
Com’è nata la collaborazione con Rachele Bastreghi che canta con te in “Tour Eiffel”?
“Ho conosciuto Rachele nel contesto di un festival, ci siamo subito prese, le conversazioni sono andate sul profondo e quando ho scritto Tour Eiffel, dopo il primo ascolto, ho detto a Unbertoprimo che sarebbe stato bellissimo se la voce di Rachele fosse entrata nella seconda strofa e se fosse cantata da lei. Lui mi ha detto di provare a contattarla, così l’ho invitata in studio e lei si è innamorata del pezzo e mi ha fatto questo enorme regalo”.

credit foto Silvia Piva
Ne “Il tempo, le febbri, la sete” c’è una citazione di Bukowski, cosa ti lega a questo grande poeta e scrittore?
“Il libro di Bukowski “Panino al prosciutto” era sul pianoforte quando ho scritto quella canzone, mi ha agganciata e quindi è presente nel ritornello. Tutto quello che mi circonda lo inserisco nei brani che scrivo perchè fa parte della memoria di ciò che vivo”.
A novembre ci saranno i primi due appuntamenti del Club tour a Milano e a Roma, cosa stai preparando?
“Queste sono le prime due date di un tour che proseguirà da novembre a gennaio con tanti concerti in tutta Italia. Sarà uno live diverso dai precedenti, molto suonato, con un maggiore coinvolgimento del pubblico”.
Il Festival di Sanremo è tra i tuoi obiettivi futuri?
“Assolutamente sì, io seguo il Festival da quando sono piccola, giocavo a musicare i testi dei brani in gara pubblicati su Tv Sorrisi e canzoni per vedere se la mia melodia corrispondesse con quella che poi andavo ad ascoltare durante le serate, quindi è sempre stato un sogno quel palco”.

Che cosa vorresti arrivasse di te, delle tue canzoni, della tua musica a chi per la prima volta ti ascolterà attraverso “Risorgimento”?
“Vorrei che chi ascolterà una mia canzone non trovasse qualcosa che mi appartiene ma qualcosa di inedito dentro se stesso o se stessa. Vorrei che i miei brani potessero far riflettere ognuno sul proprio vissuto”.
di Francesca Monti
credit foto Silvia Piva
Si ringrazia Roberta Rifezzo
