Intervista con Giò Di Tonno: “Il teatro ti permette di trovare delle isole di pace, delle oasi di serenità”

Il 2025 ha segnato per Giò Di Tonno un anno di grandi soddisfazioni artistiche e personali: protagonista di numerose repliche dell’opera pop “I Tre Moschettieri”, di cui ha curato la colonna sonora ora disponibile in digitale, e pronto a celebrare il venticinquennale di “Notre Dame de Paris”. In un contesto internazionale complesso, Giò ha trovato nel teatro una vera “isola di pace”, portando in scena storie senza tempo e regalando al pubblico emozioni autentiche.

Giò, nel 2025 tantissime repliche de “I Tre Moschettieri”, di cui è uscita la versione digitale della colonna sonora da te composta, e di recente è stato annunciato la tournee del venticinquennale di “Notre Dame de Paris”. Il tutto in un contesto internazionale che in passato ci ha regalato momenti migliori. Se dovessimo fare una sintesi da un punto di vista umano e professionale, quanto ti ha dato il 2025?

“Di sicuro non mi sono annoiato perché è stato veramente denso di accadimenti e di impegni. Ho realizzato il sogno di mettere in scena “I Tre Moschettieri”, di portarli in tour, insomma un sogno che ho inseguito per tanti anni. E’ stato un grandissimo lavoro appagante in quanto il riscontro del pubblico è stata la cosa più bella, quella che mi ha riempito di gioia. Il tutto in un contesto storico non facilissimo, che ha addolorato un po’, ha fiaccato un po’ le anime di tutti perché se hai figli, famiglia, pensare a quello che succede in giro per il mondo non è bello, pensare a quello che stiamo vivendo. Detto questo, noi facciamo teatro anche per trovare delle isole di pace, delle oasi di serenità. Questa è un po’ la funzione sociale del teatro: andare lontano dalle brutture del mondo nelle due ore e mezza di stacco”.

credit foto Chiara Calabrò

E’ appena uscita la versione digitale de “I Tre Moschettieri” da te composta e arrangiata e con i testi di Alessandro Di Zio. Citandoti, come si fa a “tradurre per le orecchie ciò che è il romanzo e per gli occhi”? Anche perché quei brani sono stati interpretati da una decina di personaggi…

“Non so come si fa, devi avere una fervida immaginazione, di solito quando si fanno questi lavori sei sempre un pochino deviato da tutte le versioni cinematografiche, teatrali, film, cartoni, c’è di tutto ne “I Tre Moschettieri”. Noi abbiamo fatto tesoro di tutto questo, però poi i romanzi ti danno la possibilità di lavorare di fantasia e quindi io e Alessandro, insieme al regista, abbiamo creato lo spettacolo disegnando i personaggi in un certo modo in quanto ognuno musicalmente ha un mondo suo. Penso a Rochefort il cattivo che ha una tessitura, un vestito un po’ più rock, piuttosto che i moschettieri che vivono tra il classico e il moderno. La cosa che ci premeva di più era renderlo popolare, così com’è il romanzo, e fruibile a tutti quindi con delle musiche orecchiabili, che fossero semplici, cercando di rendere anche la storia accessibile”.

In “Notre Dame de Paris” ti “perseguita” il personaggio di Quasimodo. Quanto hai conosciuto meglio te stesso grazie all’interpretazione di un ruolo così particolare?

“Tanto, ma credo che sia anche il motivo per cui facciamo questo mestiere. Questa è la funzione terapeutica del teatro, a completamento della funzione sociale di cui parlavo prima, in cui ci si conosce meglio. Quando porti in scena un personaggio e lo costruisci poi per forza di cose devi andare a scavare un po’ nel tuo vissuto per trovare delle chiavi di lettura, per trovare qualcosa che lo renda credibile, ed è uno scambio reciproco tra te e il personaggio. E questa è una cosa pazzesca. Ho cercato di dare dignità alla figura di questo emarginato, di questo disabile in maniera estrema, e lui credo che abbia dato dignità a me come artista, perché sono cresciuto proprio andando a fondo del personaggio. Mi è successo con Quasimodo e con altri personaggi che ho frequentato”.

“Notre Dame de Paris” di Victor Hugo e “I Tre Moschettieri” di Alexandre Dumas sono due romanzi usciti quasi duecento anni fa. Li avete trasformati in opere pop, popolari. E’ proprio il fatto di essere stati connotati in maniera popolare che i personaggi di Quasimodo e Athos sono ancora attuali, vincendo quindi tutte le geografie temporali e spaziali?

“Assolutamente sì. Credo che la genialità di quegli autori, aggiungendo anche Manzoni e quelli dell’epoca, sia stata proprio questo stare dentro la società e rendersi conto dei cambiamenti, dell’evoluzione politica e sociale e nel raccontarla, testimoniarla attraverso i romanzi. E poi la storia ci ha insegnato che queste tematiche sono cicliche, cioè tornano di continuo. Pensiamo alla donna, ma anche alla figura della Chiesa rispetto alla politica, la figura dei senza portafoglio, i clandestini, la gente che rivendica un posto nel mondo. Tutto questo succedeva nel 1400, come in “Notre Dame de Paris”, e succede ancora oggi purtroppo. Sono opere popolari perchè la gente si ritrova dentro a queste tematiche. Poi bisogna saperle raccontare: gli autori in questo erano bravissimi con la penna e i compositori e gli autori sono bravi a raccontarle spesso con la musica. Ho detto “gli autori” e poi mi ci metto anch’io con grande umiltà: ho cercato di fare del mio meglio proprio per rendere giustizia anche a questi romanzi, redendoli veramente fruibili e godibili a teatro”.

di Domenico Carriero

credit foto Samuel Pescuma

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