Intervista con Daniele Gonciaruk, regista di “Fango” che racconta l’alluvione che devastò Giampilieri: “La parte testimoniale del documentario è stata girata senza repliche o secondi ciak”

“Non è facile far fronte alle innumerevoli criticità dei nostri territori ma è anche vero che oggi abbiamo dati ed esperienza ben consolidati per arginare potenziali eventi catastrofici”. Si intitola “Fango” il cortometraggio di Daniele Gonciaruk che racconta l’alluvione che il 1° ottobre 2009 devastò il villaggio di Giampilieri, frazione collinare di Messina, causando 37 vittime e lasciando dietro di sé una ferita ancora aperta nella memoria collettiva.

Attraverso un viaggio tra passato e presente, il regista torna sui luoghi della tragedia a diciassette anni di distanza, intrecciando testimonianze, memoria personale e immagini girate all’epoca dei fatti. “Fango” nasce infatti anche da un prezioso archivio personale rimasto sepolto per anni: riprese realizzate dallo stesso Gonciaruk nei giorni immediatamente successivi al disastro superando divieti e difficoltà logistiche, che restituiscono una testimonianza diretta e autentica di quanto accaduto.
Suoni, voci e immagini sono assolutamente originali. Persino il rumore dei tuoni è reale, registrato dagli stessi abitanti delle zone colpite. Le interviste ai sopravvissuti si inseriscono nel flusso emotivo del racconto come frammenti di memoria: voci spezzate, esitazioni, ricordi confusi che restituiscono tutta la dimensione umana della tragedia.

“Fango” è prodotto da Officine Dagoruk con la collaborazione tecnica di LaserFilm e il contributo di Rai Teche.Andò ed è stato presentato in gara nella sezione “Concorso Cortometraggi – “Sguardi di Sicilia” alla 72ª edizione del Taormina Film Festival.

Daniele, com’è nata l’idea di raccontare l’alluvione che devastò Giampilieri nel 2009 nel documentario “Fango”?

“E’ stata una scelta maturata negli anni. Ho iniziato a montare il materiale che avevo girato dopo l’alluvione solo quando ho avuto un’idea chiara di quale taglio volevo dare a questo lavoro. Questo momento è coinciso con il periodo della pandemia, con l’isolamento forzato ho capito che quel materiale doveva ricostruire la memoria collettiva di una tragedia ma anche un viaggio personale dentro di essa”.

Quali sensazioni ha vissuto recandosi sui luoghi della tragedia a diciassette anni di distanza?

“Il primo impatto è stato forte. Sia per i ricordi legati al momento della tragedia sia per la sorpresa e la meraviglia di vedere un luogo rinato e nello stesso tempo ferito. Il grande canale costruito al centro del paese per scongiurare future catastrofi, rimane come una cicatrice che lascia un po’ sgomenti. Non solo conserva la memoria e tutta la drammaticità di quell’evento ma insiste nel ricordarci la fragilità dei nostri territori”.

In “Fango” ci sono le voci e le interviste originali dei sopravvissuti che restituiscono ancora più verità e umanità al racconto …

“Sono voci raccolte senza filtri né censure. Tutta la parte testimoniale del documentario è stata girata senza repliche o secondi ciak. Ho voluto che ogni particolare del lavoro, dalle immagini ai suoni fino alle testimonianze dei sopravvissuti, fosse reale e profondamente sincero”.

Ha presentato “Fango” al Taormina Film Festival dove aveva debuttato alla regia cinematografica nel 2012 con Storie Sicilian Comedy”. Che emozione è stata?

“Molto forte e molto bella. Un’esperienza emozionante. A Taormina ho sancito un ritorno alla mia prima passione, il cinema, che spero di continuare a coltivare insieme al mio impegno nel mondo del teatro”.

Questa storia ci ricorda quanto la forza della natura possa prendere il sopravvento ma anche che le istituzioni dovrebbero essere maggiormente presenti e intervenire concretamente per evitare il ripetersi di certe tragedie …

“Sappiamo bene quanto sia fragile il nostro territorio. L’Italia è un paese geologicamente ancora molto giovane e in continua evoluzione. Se questa consapevolezza era poco radicata in passato oggi è una certezza.

Non è facile far fronte alle innumerevoli criticità dei nostri territori ma è anche vero che oggi abbiamo dati ed esperienza ben consolidati per arginare potenziali eventi catastrofici. Su Giampilieri, ad esempio, bisognava intervenire prima. Le leggi della natura non vanno di pari passo con la burocrazia e questo costituisce un pericolo, crea un potenziale e fatale ritardo nella capacità di far fronte agli improvvisi, ma non improbabili, movimenti della terra. E’ un discorso complesso che deve però oggi partire da un’irrinunciabile rispetto nei confronti della natura e delle sue regole”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“A breve porterò in scena due spettacoli con i miei allievi ed entrambi appartengono all’universo shakespeariano: il 19 luglio debutterà al Monte di Pietà “Sogno di una notte di mezza estate” e il 31 luglio sempre nella stessa location, porteremo in scena un testo inedito dal titolo “La Madre”, nato da un primo lavoro di scrittura con i miei allievi e poi da me sviluppato, basato sulle figure femminili delle tragedie del Bardo. Nel frattempo lavoro a due nuovi progetti cinematografici e in autunno tornerà in scena la mia versione teatrale delle “Menzogne della Notte” di Bufalino”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Marco Bonardelli

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