Festival Pedras et Sonus: il Sagrato della Chiesa di San Gavino a Orosei ospita “Indindara”

Dalla Marmilla a Orosei, dalla ricerca contemporanea a una delle espressioni più profonde della tradizione musicale della Sardegna. Domenica 23 agosto, Pedras et Sonus 2026 arriva alla sua giornata conclusiva con un appuntamento che sintetizza uno dei principi attorno ai quali il festival diretto da Zoe Pia ha costruito il proprio percorso: considerare la tradizione non come una materia immobile, ma come un linguaggio vivo, capace di incontrare il presente, trasformarsi e generare nuove possibilità di ascolto.

Alle 21.30, nel Sagrato della Chiesa di San Gavino a Orosei, saranno protagonisti Zoe Pia e i Tenores di Orosei “Antoni Milia” con “Indindara”, progetto nato dall’incontro tra la ricerca musicale della clarinettista e compositrice mogorese e il patrimonio vocale custodito dalla formazione oroseina. Sarà anche la prima volta che Pedras et Sonus approda a Orosei, portando così la conclusione dell’edizione 2026 fuori dal suo nucleo originario e completando un itinerario che dal 17 agosto ha attraversato territori, luoghi e comunità differenti.

Un’edizione costruita sulla libertà di scelta

Il concerto conclusivo arriva al termine di una settimana nella quale Pedras et Sonus ha costruito un percorso trasversale tra jazz, letteratura, teatro, archeologia, performance e territori, mantenendo al centro il tema scelto per il 2026: la libertà e la possibilità di scelta.

Una riflessione maturata anche attraverso la partecipazione di Zoe Pia al docufilm Rai Eresias di Daniela Vismara e diventata progressivamente il filo conduttore dell’intero programma. Una libertà intesa come possibilità di guardare la Sardegna e il presente da prospettive differenti, mettendo in relazione memoria, identità, linguaggi contemporanei e nuovi immaginari.

La direttrice artistica sottolinea l’intensità di un festival vissuto non soltanto sul palco ma anche attraverso la risposta delle comunità. Giornate segnate da poco sonno e «tutte le antenne accese», ma anche da incontri capaci di restituire concretamente il senso del lavoro svolto, come quello con un artigiano del paese che l’ha fermata per strada per ringraziarla, commuovendosi.

Dai luoghi del festival a un nuovo modo di vivere il territorio

Uno degli elementi emersi con maggiore forza durante questa edizione è stato il rapporto tra musica e luoghi. Al Nuraghe Cuccurada, la visita guidata accompagnata dalla performance di Tobia Bondesan ha registrato il sold out, tanto da generare nuove richieste e aprire alla possibilità di sviluppare ulteriormente in futuro questa formula.

Un dato che conferma una delle intuizioni centrali di Pedras et Sonus: utilizzare la musica non semplicemente come contenuto, ma come strumento attraverso cui rileggere e vivere il patrimonio archeologico e paesaggistico.

Nello stesso spirito si inseriscono gli appuntamenti che hanno attraversato Mogoro, il Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine, il Nuraghe Cuccurada, gli spazi di Jatzilleri, la Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna e la tappa di Sini, fino all’approdo finale a Orosei.

Proprio a Sini, il progetto ha incontrato anche la dimensione dell’inclusione sociale, mettendo in relazione Enrico Antonio Locci e Dario Zara con gli ospiti del centro di accoglienza. Un incontro costruito attorno alle storie di migrazione: quelle dei sardi partiti verso il Nord Europa e quelle di chi dall’Africa è arrivato in Sardegna. «Anche se sembra di essere tanto diversi – ha spiegato Zoe Pia – in realtà siamo tutti molto, molto simili».

“Indindara”: il suono come luogo di incontro

Al centro dell’ultima giornata sarà dunque “Indindara”, una ricerca sul suono inteso come spazio nel quale memoria e sperimentazione possono convivere e trasformarsi reciprocamente. Sul palco, Zoe Pia intreccerà clarinetto, launeddas e improvvisazione con le sonorità del canto a tenore, costruendo una narrazione musicale nella quale il passato non viene semplicemente evocato o riproposto, ma entra in relazione diretta con una sensibilità contemporanea. La line-up del progetto vede Zoe Pia al clarinetto, launeddas e campanacci, con Virginia Garau al reading, accanto ai Tenores di Orosei “Antoni Milia”. Un ulteriore intreccio tra voce, parola, strumenti e tradizione che riporta anche nell’ultima giornata quella relazione tra linguaggi differenti che ha caratterizzato l’intera edizione del festival. “Indindara” diventa così il punto di arrivo ideale di un programma che per sette giorni ha continuamente lavorato sulla possibilità di mettere in relazione mondi apparentemente distanti: jazz e letteratura, archeologia e improvvisazione, teatro e musica, riflessione civile e concerto, spazi dello spettacolo e luoghi della vita quotidiana.

I Tenores di Orosei “Antoni Milia”: una tradizione aperta al dialogo

Tenores di Orosei “Antoni Milia” rappresentano una delle formazioni vocali più autorevoli della Sardegna e custodiscono la tradizione musicale di Orosei attraverso un repertorio che comprende sia il canto a tenore sia il canto sacro delle confraternite.

Un patrimonio trasmesso di generazione in generazione che il gruppo ha saputo conservare mantenendolo, allo stesso tempo, aperto al confronto con altri linguaggi musicali. Nel corso della propria attività i Tenores si sono esibiti nei principali festival e nelle rassegne internazionali dedicate alla musica etnica e hanno collaborato con artisti come Paolo Fresu, Enzo Favata, Luigi Lai e Zoe Pia.

Proprio dal rapporto artistico con Zoe Pia è nato Indindara, progetto nel quale la forza ancestrale del canto tradizionale incontra la ricerca musicale contemporanea e che è già stato presentato in importanti festival jazz in Italia e all’estero.

Un lavoro che non cerca di sovrapporre due mondi, ma di farli dialogare lasciando intatta la riconoscibilità di entrambi. Il canto a tenore mantiene la propria identità mentre clarinetto, launeddas e improvvisazione aprono nuovi spazi sonori, costruendo un equilibrio tra radice e trasformazione.

Zoe Pia, una direzione artistica radicata nel territorio

La conclusione dell’edizione 2026 riporta sul palco anche la sua direttrice artistica. Zoe Pia, nata a Mogoro nel 1986, incontra il clarinetto all’età di otto anni e costruisce successivamente una formazione che attraversa musica solistica e da camera, composizione e jazz, passando dal Conservatorio di Cagliari a quello di Rovigo, dal Conservatorio Superior de Murcia all’Accademia Teatro alla Scala, fino ai seminari dell’Accademia Chigiana, Siena Jazz e Nuoro Jazz. Nel 2018 dà vita al Pedras et Sonus Jazz Festival, sviluppando negli anni un progetto sempre più connesso con il territorio, con le nuove generazioni e con la possibilità di trasformare la produzione culturale in uno strumento di crescita sociale.

È un aspetto sul quale Zoe Pia torna spesso, sottolineando come organizzare un festival nel territorio in cui si è cresciuti significhi lavorare durante tutto l’anno, creare collaborazioni e provare a trasformare formazione e volontariato in possibilità professionali concrete. Tra gli esempi più interessanti c’è quello di Rebecca Orrù, arrivata all’interno del festival attraverso il partenariato con l’Università di Cagliari, inizialmente come tirocinante e successivamente coinvolta stabilmente nel lavoro della manifestazione.

Una prospettiva che per Zoe Pia riguarda direttamente il futuro delle aree interne: «Siamo in una parte di Sardegna che soffre anche della disoccupazione, dello spopolamento, quindi credo che la cultura possa anche arrivare a dare da mangiare e da lavorare alle persone e trattenerle in questo paradiso».

Pedras et Sonus non si ferma ad agosto

La serata di Orosei chiuderà la programmazione estiva, ma non le attività di Pedras et Sonus 2026. La stessa Zoe Pia ha anticipato che il progetto continuerà anche nei mesi successivi, con nuove attività previste in autunno, in un’ottica che guarda anche alla destagionalizzazione culturale e turistica.

Un percorso coerente con la crescita del festival, sempre più orientato a costruire una presenza continuativa sul territorio e non concentrata esclusivamente nei mesi estivi. La programmazione autunnale rappresenterà così un ulteriore sviluppo di un progetto che prova a mettere in relazione produzione artistica, valorizzazione dei luoghi, formazione, inclusione e opportunità professionali.

Un finale tra memoria e futuro

Alle 21.30 di domenica 23 agosto, nel Sagrato della Chiesa di San Gavino a Orosei, sarà dunque il suono di Indindara a chiudere la programmazione estiva di Pedras et Sonus 2026.

Un concerto nel quale le voci dei Tenores, il clarinetto, le launeddas, i campanacci, il reading e l’improvvisazione costruiranno un ponte tra passato e presente, confermando un’idea di tradizione intesa come materia viva, capace di rinnovarsi attraverso il confronto con nuovi linguaggi e nuove sensibilità.

Dopo sette giornate di incontri, concerti e attraversamenti tra Mogoro, Sini e Orosei, Pedras et Sonus conclude così il proprio percorso di agosto tornando al nucleo più profondo della sua ricerca: fare della musica, della parola e della cultura uno spazio di incontro nel quale le radici non rappresentano un confine, ma il punto dal quale continuare a immaginare il futuro.

Biglietti e informazioni

Sulla piattaforma Mailticket sarà possibile acquistare i carnet giornalieri e l’abbonamento valido per tutte le serate in programma al Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine dal 17 al 20 agosto. L’abbonamento comprende l’accesso agli otto spettacoli in cartellone, la t-shirt ufficiale del festival e, per ciascuna serata, un calice di vino offerto da Vini Ariu oppure una bottiglietta d’acqua. Anche i possessori del carnet giornaliero avranno diritto, per la giornata di validità del titolo, al calice di vino offerto da Vini Ariu oppure a una bottiglietta d’acqua. Carnet e abbonamento sono acquistabili anche con la Carta del Docente.

Per tutti gli spettacoli serali ospitati al Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine sarà inoltre attivo il servizio gratuito Baby Jazz, dedicato all’animazione dei bambini, per consentire anche alle famiglie di vivere pienamente l’esperienza del festival.

Sono previste agevolazioni per residenti, under 18, over 65, iscritti MIDJ – Musicisti Italiani di Jazz, possessori del biglietto della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna e del Nuraghe Cuccurada, oltre che per un accompagnatore delle persone con disabilità. L’ingresso è gratuito per i bambini fino ai 12 anni e per le persone con disabilità.

Le modalità di accesso ai singoli eventi e agli appuntamenti ospitati nelle diverse sedi del festival sono consultabili nel programma ufficiale della manifestazione.

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