Nella scrittura del nuovo disco “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, in uscita il 9 ottobre per Warner Records/Warner Music Italy, Levante è partita chiedendosi perchè le sue storie d’amore finivano e scavando dentro di sé ha trovato la risposta attraverso l’ultima traccia, “Abissale”.
Quindici tracce e un cameo speciale di sua figlia Alma che compongono un progetto in cui l’artista compie un’indagine sull’amore e sui diversi modi in cui può manifestarsi e fallire, spingendo la sua ricerca oltre la musica e rappresentando visivamente il suo punto di vista artistico, attraverso colori e simbologie. L’arancione, simbolo di energia, creatività, spiritualità e al contempo allerta, racconta perfettamente le intenzioni di questo lavoro.
Un’ulteriore novità è la scelta di rendere corale la copertina: per la prima volta Levante è circondata dalle persone che fanno parte della sua vita personale e lavorativa.
Dopo il lungo viaggio live “Dell’amore”, iniziato la scorsa primavera nei club e proseguito durante l’estate sui palchi delle principali rassegne musicali italiane, Levante porterà il nuovo disco per la prima volta live in due appuntamenti speciali a Milano il 17 e il 22 novembre alla Santeria Toscana 31, organizzati e prodotti da Vivo Concerti.

Claudia com’è stato costruito il disco “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”?
“Come spesso accade quando scrivo un disco ho cercato di capire ciò che avevo vissuto e che stavo vivendo in quel momento, ovvero il fallimento dell’amore. E l’ho dichiarato subito a partire dal titolo, infatti parliamo dell’amore, del fallimento e di altri passi di danza. Mi sono chiesta: quando questo accade in quanti pezzi ci rompiamo?”.
Quale risposta ti sei data?
“Ho cercato un po’ di consolazione nella condivisione con gli altri per capire se fossi da sola a ritrovarmi ad avere sempre relazioni con una scadenza scritta sul retro. Così ho sviscerato tutta una serie di episodi amorosi, alcuni leggeri e altri tossici, per guardare la prospettiva del fallimento da tanti punti diversi. Non credevo di riuscire a darmi anche una risposta. Eppure, nella scrittura di questo disco, c’è stato un episodio personale che mi ha molto scossa e che si è rivelato la risposta a questa domanda: Abissale. E’ una conversazione con una me adulta ma con un cuore da bimba che ritorna nei luoghi, nel tempo in cui ha ricevuto l’amore, e poi l’ha perduto. Con grande rabbia si chiede “sono io questo mostro? Sono te, sono il risultato delle tue azioni?”. E poi c’è anche una riappacificazione, con la me bambina, con mio padre. Questa serie di prospettive dalle quali ho guardato il fallimento e questi episodi amorosi sono stati forse il pretesto per andare a scavare molto più a fondo dentro me stessa”.
Come mai è arrivata proprio in questo momento questa domanda sull’amore e il fallimento?
“Ho parlato tante volte d’amore ma analizzandolo sempre da dentro e mai da fuori, quindi con un sentimento di rancore, di rabbia, di delusione, di dolore e da questa prospettiva è come se fossi uscita e adesso, avvicinandomi ai miei 40 anni felicemente, mi fossi anche un po’ stufata di vivere l’amore con questa sfiducia e non capire neanche il perché. La verità è che io sono una grande amante dell’amore, solo che poi non sono in grado di prendermene cura e di portarlo avanti come fanno gli altri. Era quindi arrivato il momento di porre fine a questo disagio, di andare a vedere che cosa c’è che non va. Ho scomodato filosofi, intellettuali, professionisti della mente, psicologi, psichiatri, life coach, sciamani, ho interrogato chiunque e alla fine ho capito che alla base di tutto c’era questa grande assenza di mio padre, il filo rosso di tutta la mia produzione discografica. Non è un disco di guarigione ma di consapevolezza. Ho perdonato mio padre, ho perdonato tutte le altre storie che sono citate in questo album che è di pace, non di guerra”.
Che valore dai oggi alla parola fallimento?
“Dopo aver scritto questo album mi sono resa conto che la parola fallimento è super positiva per me, non è mai stata motivo di imbarazzo perché fin da piccola ho dovuto gestire il dolore e anche la compassione altrui tanto che mi vergognavo di essere orfana di padre, mi imbarazzava la gente che si avvicinava e diceva “poverina, mi dispiace per papà”. Ho dovuto così imparare a non vergognarmi. Il fallimento è super positivo perché prima c’è stato il tentativo di far andare bene qualcosa. Tutte le più grandi scoperte sono state fatte grazie a un errore … sbagliando si impara”.
Quale è stato il brano più difficile da scrivere?
“Il brano più intenso è sicuramente Abissale mentre quello più difficile da scrivere è Sono Blu perché quando ho scritto il riff sapevo in che direzione avrei voluto portare la canzone e quali accenti dare al testo ma ci sono stata tantissimo tempo prima di trovare una quadra e infilare le parole giuste che avessero un senso rispetto al tema che stavo affrontando”.

Il colore principale dell’album è l’arancione però nella cover indossi un vestito blu, che legame c’è tra questi due colori?
“Il blu è il mio colore preferito, io mi sento blu, la notte più buia è blu per me. La differenza tra il senso del colore del disco e quello del mio abito è importante. A queste storie presenti nelle tracce è mancata la luce arancione, un alert che dicesse fermati, rallenta, non distruggere tutto. Sono due colori fondamentali, il blu mi rappresenta, l’arancione incarna le storie che racconto”.
Tra i brani c’è “Luna di Sangue” che ha come protagonisti la luna e il sole. Come nasce questa storia?
“Ricordo che ad un certo punto, rileggendo tutto quello che avevo scritto, mi sono resa conto, nell’inverno del 2025, che mancava una storia che fosse fuori dal mondo, che non riguardasse esattamente due personaggi identificabili, quindi ho pensato al sole e alla luna, a quel momento di gioia in cui si incontrano e poi non sanno quando si rivedranno ancora, a un’eclissi. Devo dire che per me il concetto di amore eterno è l’amore che non è mai nato, che non ha avuto un seguito, non ha avuto un contatto. Quelle sono le storie che durano per sempre, che rimangono nell’immaginazione, nella fantasia. La luna di sangue racconta un po’ quel tipo di eternità”.
C’è poi un cameo speciale di tua figlia Alma Futura in “Monellerie” …
“Non è la mamma Claudia ma Levante artista che ha deciso di inserire la voce di Alma nel disco. Per quattro mesi io, Alma e Pietro abbiamo vissuto nel mio laboratorio, perché stavamo ristrutturando casa. Avrei potuto prendere un Airbnb ma era già traumatico per la bambina lasciare la sua cameretta, le sue cose, quindi Alma conosceva quel posto, ci aveva giocato varie volte, avevamo tutti i comfort e ci inventavamo tantissimi giochi, soprattutto suonavamo e ballavamo insieme. Una sera mi ha chiesto di inventare una canzone e quando questo accade devo essere pronta, sul pezzo, perché so che sta per lanciarmi uno dei suoi pensieri. Prendo la chitarra, inizio a suonare e lei si mette a recitare quella frase che poi ho deciso di inserire nel disco “io dentro di te non voglio creare un caos di monellerie, ma quando ti vedo tutto riprocede da capo”. Mi sono resa conto che mia figlia aveva sintetizzato perfettamente questo concetto dell’amore eterno per me, cioè io e te non siamo mai iniziati e non siamo mai finiti e quando ti vedo tutto ricomincia in un ciclo eterno. Quindi a metà disco arriva la più monella di tutte (sorride)”.
Amore, fallimento ma anche passi di danza, che rapporto hai con il ballo?
“Mi piace tanto ballare, in tutti i video c’è questo continuo coreografare qualsiasi movimento, da Mai Mai fino ad arrivare a Malia. Anche quello è il filo rosso del disco e della vita, nel senso che io immagino tutti noi come danzatori su questa terra, che attraversiamo la vita e balliamo la musica che ci capita, che sia triste, lenta, veloce, electro, punk, quello che vuoi. In questa visione sono stata influenzata da un bravissimo autore sardo, che si chiama Sergio Atzeni, e ha scritto Passavamo sulla Terra Leggeri, una leggenda sulla nascita della Sardegna, in cui definisce i sardi danzatori delle stelle. Io penso che tutti noi siamo dei danzatori, e quindi volevo raccontare il resto della vita come passi di danza. Da lì il titolo del disco “Dell’amore, il fallimento e altri passi di danza”, perché poi nel mezzo c’è tutta la vita”.
di Francesca Monti
